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Ecco perché dovresti smettere subito di usare sempre la stessa carta punti

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Milioni di italiani la usano ogni giorno senza sapere cosa si nasconde dietro questo gesto apparentemente innocuo.

Chi può dire di non avere almeno una carta fedeltà nel proprio portafoglio? Che si tratti della carta Conad, Esselunga, Carrefour o di qualsiasi altra catena, prima o poi, si viene catturati dal meccanismo che sembra essere vantaggioso per tutti: il supermercato fidelizza i proprio clienti e questi ultimi risparmiano.

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Tuttavia, una polemica esplosa di recente in Portogallo ha messo in luce un aspetto che molto spesso viene ignorato. La maggior parte delle persone, infatti, firma l’accettazione della carta fedeltà senza pensarci troppo e senza soffermarsi a leggere attentamente quanto stabilità dal documento.

Il tuo supermercato ti conosce più di quanto vorresti

È solo una carta fedeltà, cosa potrebbe mai accadere. È questo il pensiero che viene fatto nel momento in cui si accetta di sottoscrivere una carta di questo tipo. Proprio per questo motivo, il più delle volte, si inseriscono i propri dati personali – compresi di anagrafica completa – senza pensarci troppo.

Il tuo supermercato ti conosce più di quanto vorresti – informazioneoggi.it

I più attenti, probabilmente, eviteranno di mettere un ‘X’ sulla parte relativa alla pubblicità ma difficilmente si prenderanno del tempo per leggere con attenzione tutti gli altri paragrafi presenti nel documento che si sta fermando.

Quello che è emerso in Portogallo, come riportato dal portale www.leak.pt, è che le molte carte fedeltà dei supermercati sono diventate veri e propri strumenti di profanazione massiva.

Ogni prodotto che si acquista, ogni transizione che si effettua, viene registrata e analizzata. I supermercati che adottano questo sistema raccolgono dati su cosa si compra, quando, quanto si spende e con quale frequenza si torna. Questi dati creano un profilo di consumo incredibilmente dettagliato che rivela molto più di quanto si possa immaginare.

Attraverso l’analisi dei propri acquisti, i rivenditori possono dedurre se quel particolare cliente ha figli (pannolini e omogeneizzati), se possiede animali domestici (cibo per cani o gatti), le sue preferenze o esigenze alimentari (prodotti senza glutine o bio) e persino il suo stato di salute (farmaci da banco, dove venduti, e integratori).

Sanno se preferisce i prodotti di marca o quelli economici, se fa la spesa il sabato mattina o la sera dopo il lavoro, se compra più vino durante i weekend.

Questi dati di acquisto non rimangono semplicemente negli archivi del supermercato. Vengono elaborati, venduti come statistiche aggregate, condivisi con aziende di marketing e utilizzati per creare pubblicità sempre più mirate. I brand pagano cifre considerevoli per accedere a queste informazioni sui consumatori, trasformando le tue abitudini di spesa in una merce preziosa.

Come proteggere la propria privacy

Fortunatamente, esistono diverse strategie per limitare questa raccolta dati senza dover rinunciare completamente ai vantaggi economici. La prima e più efficace consiste nell’alternare l’uso di carte diverse: chi frequenta più supermercati può distribuire gli acquisti evitando di creare un profilo completo in un singolo punto vendita.

Per gli acquisti più personali o sensibili, è possibile non utilizzare affatto la carta, pagando il prezzo pieno ma mantenendo privata quella specifica transazione.

Un’altra tattica importante riguarda la lettura attenta delle condizioni di privacy al momento della sottoscrizione di una carta fedeltà, disattivando tutte le opzioni di condivisione dati non essenziali. Molti consumatori accettano tutto senza leggere, concedendo permessi che vanno ben oltre il necessario

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