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Economia

Hai lavorato meno di 35 anni? Basta timori sulla pensione: la soluzione INPS che fa al caso tuo

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Come fare per andare in pensione se si hanno solo 35 anni di contributi? La risposta della Cassazione.

Nel corso del 2025 potrebbero verificarsi cambiamenti rilevanti in materia previdenziale, con effetti diretti sulla possibilità di andare in pensione prima dei requisiti ordinari. A generare nuove prospettive sono due sentenze della Corte di Cassazione, le quali intervengono su questioni chiave come il riconoscimento dei contributi figurativi e l’accesso all’Ape Sociale per categorie finora escluse.

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Queste pronunce non hanno ancora valore generale, ma potrebbero costringere l’INPS a rivedere i propri criteri. Secondo il presidente Gabriele Fava, l’Istituto attenderà un orientamento giurisprudenziale consolidato o una decisione delle Sezioni Unite prima di apportare modifiche, valutando anche la sostenibilità economica delle misure.

Pensione anticipata con contributi figurativi

Attualmente, per ottenere la pensione anticipata indipendentemente dall’età, servono 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne) e almeno 35 anni di contribuzione effettiva, ossia derivante da lavoro, versamenti volontari o riscatto di periodi come l’università. Sono esclusi i contributi figurativi, tra cui rientrano quelli maturati durante disoccupazione, malattia, servizio militare e altre situazioni specifiche.

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La sentenza n. 24916 del 2024 della Cassazione ha invece stabilito che tutti i contributi figurativi devono essere conteggiati per il raggiungimento dei 35 anni richiesti. Se l’INPS adottasse questa interpretazione, anche chi ha lavorato meno di 35 anni effettivi potrebbe anticipare l’uscita, sommando ai contributi versati quelli figurativi maturati in periodi riconosciuti dalla legge.

Un secondo fronte riguarda l’Ape Sociale, misura che consente l’uscita anticipata con almeno 30 anni di contributi e un’età di 63 anni e 5 mesi. Oggi, tra i beneficiari figurano anche i disoccupati che hanno terminato la prestazione di disoccupazione Naspi da almeno tre mesi. L’interpretazione attuale dell’INPS esclude chi non ha percepito la Naspi.

La sentenza n. 24950 del 17 settembre 2024 ha però ampliato il diritto, includendo anche i disoccupati privi di indennità. Questa apertura potrebbe riflettersi anche sulla Quota 41, destinata ai lavoratori precoci in particolari condizioni, che richiede la cessazione della Naspi per l’accesso.

Le due pronunce aprono quindi scenari potenzialmente rilevanti per lavoratori con carriere discontinue, periodi di inattività o situazioni personali che hanno ridotto gli anni di lavoro effettivo. Tuttavia, l’INPS rimane prudente e vincolato alla necessità di una conferma giurisprudenziale più ampia e al parere dei Ministeri vigilanti, in considerazione dell’impatto finanziario di un’eventuale estensione dei benefici.

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