Si attendono grandi novità in tema pensioni per il prossimo anno, in seguito all’introduzione di un’altra agevolazione nella Legge di Bilancio.
L’incremento delle pensioni minime del 2,2% non è bastato per placare gli animi dei contribuenti, spaventati dall’impennata dell’inflazione e dei prezzi dei beni di prima necessità. I pensionati ritengono che tale misura non sia sufficiente alla salvaguardia di uno stile di vita dignitoso.
La Legge di Bilancio 2025, intanto, ha previsto un diverso meccanismo di indicizzazione degli assegni, visto che il metodo utilizzato nel 2024 è stato contestato dinanzi alla Corte Costituzionale. Per il prossimo anno, dunque, la rivalutazione seguirà delle regole differenti, con maggiori vantaggi per i contribuenti.
Ma potrebbe essere introdotta anche un’altra novità in materia fiscale, destinata a influire significativamente sulle prestazioni di centinaia di persone. Scopriamo di cosa si tratta e quali pensionati coinvolgerà.
Per il 2025, si attendono aumenti degli assegni pensionistici più incisivi, grazie alla Riforma dell’IRPEF. In particolare, si applicherà il sistema dei tre scaglioni progressivi di imposta sul reddito da pensione, secondo tale schema:
Il Governo starebbe pensando di tagliare l’aliquota del secondo scaglione, incrementando il limite massimo per rientrare nello stesso. La novità, dunque, interesserebbe coloro che hanno un reddito superiore a 28 mila euro ma fino a 50 mila euro.
L’intenzione dell’Esecutivo sarebbe quella di ridurre l’aliquota impositiva al 33% e di applicare tale percentuale per i redditi superiori a 28 mila euro e fino a 60 mila euro. Grazie alla riforma, si avrebbe una notevole diminuzione dell’imposizione fiscale IRPEF sugli assegni pensionistici per coloro che hanno una pensione superiore a 28 mila euro. Questa categoria di contribuenti, infatti, potrebbe godere di uno sconto del 2% sull’IRPEF da pagare.
L’ostacolo principale all’attuazione del piano, al momento, sarebbe la reperibilità di adeguate risorse finanziarie. È, infatti, da un bel po’ di tempo che si parla di un taglio all’aliquota del secondo scaglione ma, finora, le finanze pubbliche non hanno consentito una riforma sostanziale. In realtà, si sperava di fare cassa tramite i recuperi derivanti dal concordato preventivo biennale, ma gli incassi sono stati decisamente inferiori alle aspettative.
In conclusione, il progetto non è stato abbandonato, ma si attende una ridistribuzione delle risorse pubbliche per superare gli ostacoli per la sua attuazione.
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