Se hai intenzione di acquistare casa consulta subito la lista delle tasse che il Fisco impone di versare ai proprietari.
Investire nel mattone potrebbe non essere più un’idea economicamente vantaggiosa, perché ci sono una serie di oneri fiscali da adempiere, che variano a seconda della tipologia di immobile e della caratteristiche dei proprietari.
Molti pensano, infatti, che la spesa maggiore derivi dalle tasse da versare al notaio, come l’imposta di registro, l’IVA, l’imposta catastale e l’imposta ipotecaria oppure dai diritti di visura e voltura e da quelli della Camera di Commercio. In realtà non è così, perché ci sono una serie di tasse ulteriori da corrispondere periodicamente.
Prima di comprare un nuovo immobile, dunque, bisogna informarsi per scoprire tutti gli adempimenti tributari, per non incorrere in sanzioni da capogiro. Scopriamo quali sono i versamenti che devono effettuare i proprietari.
Il Fisco impone il pagamento di una serie di tasse a coloro che possiedono immobili in Italia. Nel caso in cui si tratti di seconda casa, poi, le somme da versare possono anche subire una maggiorazione. In particolare, i proprietari devono corrispondere le imposte catastale, ipotecaria e di registro. Per le abitazioni diverse da quella principale, non sono previsti sgravi.
Sulla seconda casa, poi, va pagata l’IMU (Imposta Municipale Unica). L’aliquota varia da Comune a Comune e può essere compresa tra l’8,6 e il 10,6 per mille della rendita catastale. Un’altra tassa è la TARI, legata al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Anche in tal caso, l’importo è stabilito dai Comuni, ma dipende anche dalla metratura dell’immobile e dal numero di inquilini.
La legge, però, prevede delle ipotesi di riduzione della TARI. Nello specifico, è stabilito lo sconto sulla quota variabile in base alla quantità di rifiuti speciali assimilati agli urbani che vengono riciclati. La riduzione spetta anche nel caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti o per interruzione dello stesso per ragioni sindacali o per impedimenti organizzativi non prevedibili, da cui sia derivato un danno alle persone o all’ambiente. Si può ottenere, infine, lo sconto del 40% sulla TARI nel caso di mancata raccolta.
Ricordiamo, infine, che sulla seconda casa bisogna versare l’IRPEF. Di solito, le abitazioni soggette a IMU sono esenti, ma se la seconda casa è sfitta e situata nello stesso Comune in cui si trova la casa principale, è obbligatorio pagare l’IRPEF. Nel dettaglio, il reddito degli immobili forma la base imponibile IRPEF per il 50% della rendita catastale, rivalutata del 5% e incrementata di un terzo. L’obiettivo di questa tassa è di favorire l’affitto delle seconde case inabitate.
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