Pessime notizie per i pensionati. La Legge di Bilancio 2024 taglia molti assegni e pone dei limiti alla pensione anticipata. Ecco tutte le novità.
Molti contribuenti riceveranno delle pensioni più basse, stando al contenuto della nuova Manovra finanziaria.
Si tratta dei dipendenti pubblici con meno di 15 anni di contribuzione al 31 dicembre 1995, iscritti presso tali Gestioni (ex INPDAP):
Per tali lavoratori ci sarà una modifica dei coefficienti di rendimento, che diminuiranno fino ad azzerarsi per coloro che possiedono più di 15 anni di contributi prima del 1996.
I tagli agli assegni potranno essere addirittura superiori a 10 mila euro per chi ha stipendi alti e intorno ai 5 mila- 7mila euro per chi percepire fino a 30 mila euro all’anno.
Novità anche per quanto riguarda la rivalutazione degli assegni pensionistici. Rimangono, infatti, confermatele aliquote di perequazione in vigore nel 2023, tranne che per le pensioni più elevate e, in particolare, per quelle pari ad almeno 10 volte il trattamento minimo.
Per tali prestazioni, dal prossimo anno, la percentuale di rivalutazione scenderà al 32% al 22%.
La nuova Manovra finanziaria ha modificato anche il regime della pensione anticipata contributiva.
Attualmente, per accedervi sono necessari 64 anni di età e 20 anni di contributi e un assegno pari a 2,8 volte l’Assegno sociale. Dal prossimo anno, l’assegno maturato dovrà essere pari almeno a 3 volte l’Assegno sociale e, allo stesso tempo, non dovrà superare di 5 volte il trattamento minimo.
Tutti gli interessati in possesso dei requisiti richiesti dovranno, inoltre, attendere una finestra mobile di tre mesi.
Per i contributivi puri (ossia coloro che non possiedono contributi prima del 1° gennaio 1996), è stato eliminato l’obbligo di maturazione di un assegno pari almeno a 1,5 volte l’Assegno sociale per accedere alla pensione di vecchiaia.
Per il biennio 2024-2025, infine, i contributivi puri potranno riscattare fino a cinque anni di contributi relativi a periodi precedenti il 1° gennaio 2024 e compresi tra l’anno del primo e quello dell’ultimo contributo previdenziale versato.
Saranno oggetto di riscatto i periodi per i quali non vige l’obbligo contributivo e che non sono coperti da contributi accreditati presso forme di previdenza obbligatoria. In questo modo, si eguaglieranno ai periodi lavorativi.
I lavoratori del settore privato, invece, possono richiedere che i costi del riscatto siano sostenuti dal datore di lavoro, riservando i premi di produzione a tale causa.
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