Cosa succede ai titolari del RdC in seguito all’introduzione dell’Assegno di Inclusione? Vediamo quando c’è continuità tra le misure.
L’Assegno di Inclusione è il nuovo sussidio che, dal 1° gennaio 2024, verrà erogato in sostituzione del Reddito di Cittadinanza.
Chi ha i requisiti per l’Assegno di Inclusione continuerà a percepire il Reddito di Cittadinanza fino al 31 dicembre 2023.
Ci sono, tuttavia, delle eccezioni, come nel caso di un’eventuale presa in carico da parte dei servizi sociali, che comporta la sospensione del Reddito di Cittadinanza. Alla fine della procedura, l’INPS erogherà nuovamente il sussidio, per poi, da gennaio, riconoscere l’Assegno di Inclusione.
Ai fini della determinazione del requisito reddituale per i percettori del Reddito di Cittadinanza, inoltre, non bisogna calcolare quest’ultima prestazione, che risulta irrilevante.
Le condizioni per accedere all’Assegno di Inclusione sono specificati nel Decreto Legge n.48/2023 (cd. Decreto Lavoro).
Possono ottenere la prestazione esclusivamente i nuclei familiari in cui ci sono:
I beneficiari devono risiedere in Italia da almeno 5 anni, dei quali 2 in maniera continuativa.
La normativa prescrive il possesso di specifici requisiti economici. In particolare, sono richiesti:
Come abbiamo anticipato, il reddito familiare viene moltiplicato per la scala di equivalenza. Il parametro è 1, che viene incrementato, in caso di particolari caratteristiche dei membri della famiglia, nel seguente modo:
All’interno del nucleo familiare percettore dell’Assegno di Inclusione, infine, non dovranno esserci disoccupati a causa di dimissioni volontarie da almeno 12 mesi, membri ricoverati presso strutture ospedaliere con retta a carico dello Stato o componenti sottoposti a misure cautelari o di prevenzione oppure destinatari di sentenze definitive di condanna nei 10 anni antecedenti.
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