La dichiarazione di successione svolge una funzione molto importante che, però, spesso viene ignorata. A cosa serve e a chi si rivolge?
I chiamati all’eredità hanno il dovere di presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate, per comunicare l’ammontare del patrimonio del defunto e calcolare le relative tasse.
Tale adempimento può essere compiuto da ogni erede o chiamato all’eredità, a prescindere dalla circostanza che intendano accettare o meno il lascito.
Se i soggetti obbligati sono più di uno, però, è sempre sufficiente presentare una sola dichiarazione, anche senza il consento degli altri interessati.
La legge prevede delle ipotesi in cui si è esonerati da tale onere. Nel dettaglio:
Per ottenere l’esenzione, è necessario che intervengano tutte e tre queste condizioni.
La dichiarazione di successione va inoltrata entro 12 mesi dall’apertura della successione, a meno che, prima di tale scadenza, non si decida di rinunciare all’eredità o al legato.
La dichiarazione deve essere inviata telematicamente, tramite il modello “Dichiarazione di successione e domanda di volture catastali” del portale web dell’Agenzia delle Entrate.
A tal fine, si può richiedere la consulenza di un commercialista o di un intermediario abilitato.
Dopo aver inserito tutti i dati richiesti, il software calcola le imposte da versare sui beni immobili (come l’imposta ipotecaria, catastale, di bollo) e invia la documentazione per il pagamento agli interessati.
Qualora nell’eredità ci siano beni immobili, prima di inviare la dichiarazione di successione bisogna autoliquidare le imposte dovute, procedendo con il saldo tramite il Modello F24.
Entro 30 giorni, poi, è necessario richiedere la voltura degli immobili presso gli Uffici territoriali provinciali dell’Agenzia delle Entrate.
Affinché la dichiarazione sia valida, si devono allegare i seguenti certificati:
La normativa di riferimento stabilisce che devono inviare la dichiarazione di successione i seguenti soggetti:
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