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Pensioni

Riforma Pensioni: fusione tra Ape Sociale e Opzione Donna, la nuova misura non piace ai lavoratori

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La Riforma delle Pensioni potrebbe riservare una brutta sorpresa con la fusione tra l’APE Sociale e Opzione Donna. Scopriamo l’ipotesi da valutare.

I lavoratori hanno dubbi sulla mini riforma che potrebbe essere messa in atto in relazione all’APE Sociale e Opzione Donna.

Un’ipotesi di Riforma delle Pensioni – Informazioneoggi.it

Il 31 dicembre 2023 scadranno sia Opzione Donna che l’APE Sociale. Due misure pensionistiche che permettono l’uscita anticipata dal mondo del lavoro solo per poche categorie di cittadini. Le previsioni parlano di una proroga dell’APE Sociale quasi certa e di un possibile addio di Opzione Donna. Questo per la mancanza delle risorse necessarie per riuscire a fare tutto come annunciato dal Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Le pensioni costano troppo, i lavoratori sono troppo pochi rispetto al numero di pensionati, le risorse che si sono devono essere destinate anche ad altri interventi come il taglio del cuneo fiscale (in forse anche questa misura dal 1° gennaio 2024). Le questioni in sospeso sono numerose e le lavoratrici potrebbero doverne pagare le conseguenze. Opzione Donna potrebbe confluire nell’APE Sociale. Ad oggi le misure sono molto somigliati ma c’è una differenza importante, quella del requisito anagrafico. Se dovessero convergere significherebbe attendere tre anni in più (o 4 o 5) per il pensionamento rispetto ad oggi.

Opzione Donna, cosa accadrebbe confluendo nell’Ape Sociale

Oggi con Opzione Donna le lavoratrici possono andare in pensione con 35 anni di contributi al compimento dei 60 anni se non hanno avuto figli, dei 59 anni se hanno avuto un figlio e 58 anni con due o più figli. La Legge di Bilancio 2023 ha introdotto anche altre limitazioni. Il pensionamento è concesso solo se si è disoccupate oppure lavoratrici di aziende in stato di crisi, caregiver da almeno sei mesi oppure invalide al 74% o più.

Categorie che coincidono con quelle dell’APE Sociale. La misura – che non è una vera pensione ma un’indennità che accompagna fino alla maturazione dei requisiti della pensione di vecchiaia – permette il pensionamento ai disoccupati, caregiver e invalidi nonché agli addetti alle mansioni gravose. I requisiti sono 63 anni di età e 30/36 anni di contributi.

Una differenza di tre anni minimo tra l’APE Sociale e Opzione Donna che si traduce in soldi risparmiati per lo Stato concedendo alle lavoratrici l’uscita non più a 60 anni o prima bensì a 63 anni. Per le donne significherebbe dover attende più a lungo il pensionamento ma con meno contributi da maturare. Trenta se non 28 considerando lo sconto per le donne con figli previsto dall’APE Sociale.

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