Osimertinib è il nome del nuovo farmaco che potremo usare anche in Italia, e secondo gli esperti offre il 50% in più di probabilità di sopravvivenza al cancro al polmone.
L’innovativa cura chiamata Osimertinib e prodotta da AstraZeneca è oggi in una fase molto avanzata della sperimentazione e presto potrà essere usata nei pazienti affetti da tumore al polmone.
I medici e i ricercatori sono entusiasti nel divulgare i numeri dei miglioramenti ottenuti usando il nuovo farmaco su pazienti malati.
Secondo i dati, l’85% dei soggetti ha ottenuto una possibilità di sopravvivenza dopo l’intervento fino a 5 anni.
Finora sappiamo che il nuovo farmaco è stato sperimentato su alcuni pazienti, e nello studio i risultati sono stati confrontati con gli effetti dei placebo.
Oggi la sperimentazione è nella fase 3 e quindi molto avanzata; significa che fino ad ora le cose sono andate molto bene, tanto che i ricercatori sono entusiasti.
Lo studio, spiegato anche al Congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco) e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica The New England Journal of Medicine dice che i pazienti sottoposti alla terapia con Osimertinib hanno raggiunto l’88% di sopravvivenza a cinque anni.
Inoltre, i rischi di morte si sono ridotti della metà nei pazienti sottoposti a terapia rispetto a quelli a cui era stato dato un placebo.
Il nuovissimo farmaco, dunque, si presenta come un trattamento molto efficace, anche se non è utilizzabile su tutti i tipi di tumore. In pratica, è “indicato solamente nei pazienti che presentano mutazioni attivanti EGFR o la mutazione T790M di EGFR“, mutazioni che possono essere individuate tramite test genetici appositi.
La sua efficacia, comunque, è dimostrata grazie ai risultati ottenuti finora. In pratica questo farmaco blocca l’attività dell’EGFR che normalmente regola la crescita e la divisione delle cellule. Quando a causa del cancro l’EGFR è iperattivo, le cellule tumorali si moltiplicano, e il farmaco va ad agire proprio su questo meccanismo.
Sembra inoltre che Osimertinib protegga anche da recidive che vanno a colpire il cervello, fattore questo che non era garantito dai farmaci usati finora.
Le parole del vice presidente esecutivo di Oncology R&D di Astrazeneca sono a questo proposito entusiastiche: “è straordinario pensare che solo due anni fa i pazienti con un tumore al polmone in stadio precoce con mutazione Egfr non avessero delle opzioni terapeutiche dopo l’intervento chirurgico. Ora, in tutto il mondo, questi pazienti hanno la possibilità di accedere a osimertinib e beneficiare del suo valore aggiunto in termini di protezione a livello encefalico”.
Come altri farmaci sperimentali o di nuova generazione, anche questa terapia è più efficace se viene somministrata il prima possibile; ovviamente potranno essere apportate migliorie, e magari anche limitati gli effetti collaterali.
Al momento i ricercatori assicurano che solamente nel 10% dei pazienti si sono manifestati effetti avversi, contro il 3% di quelli accaduti ai soggetti che avevano assunto un placebo.
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