Molti credono che la maggiorazione contributiva incide direttamente sul valore della pensione, ma c’è un caso in cui non è così.
La maggiorazione contributiva non sempre aumenta l’importo dell’assegno pensionistico. Ci stiamo riferendo a quella possibilità riconosciuta ai lavoratori affetti da invalidità che possono accedere a tale maggiorazione per anticipare l’accesso alla pensione.
Quando si parla di maggiorazione contributiva si fa riferimento ad un diritto del lavoratore disabile al quale lo Stato riconosce due mesi di contributi figurativi in più per ogni anno di lavoro svolto, per un massimo di cinque anni.
Questo tipo di contribuzione non andrà ad aumentare il valore dell’assegno di pensione, bensì permetterà al lavoratore di accedere in maniera anticipata al pensionamento.
A quali lavoratori è riconosciuto il diritto alla maggiorazione dei contributi? In che modo quest’opportunità può essere vantaggiosa per il lavoratore?
Il lavoratore invalido almeno al 74% ha la possibilità di accedere ad una maggiorazione contributiva. In sostanza, lo Stato gli riconosce due mesi di contribuzione in più all’anno per ogni anno di lavoro svolto, per un massimo di cinque anni. Così facendo il lavoratore disabile avrà la possibilità di accedere al pensionamento prima rispetto agli altri lavoratori.
Per ottenere la maggiorazione è necessario presentare un’apposita domanda all’istituto previdenziale. Sul sito dell’Inps è presente il modulo specifico da compilare, dove sarà necessario spuntare la casella maggiorazione contributiva per invalidità. Sarà poi necessario specificare il motivo per il quale si sta effettuando la richiesta di maggiorazione contributiva (es. sordi, invalidi civili, invalidi di guerra e così via).
Alla domanda bisognerà allegare il verbale di invalidità rilasciato dalla Commissione sanitaria, per dimostrare di essere in possesso dei requisiti previsti dalla legge.
Ad ogni modo, la maggiorazione dei contributi è stata introdotta nel 2002, con lo scopo di tutelare i lavoratori sordomuti e gli invalidi. La maggiorazione extra non si configura come un accredito di contributi sulla posizione assicurativa del lavoratore. Inoltre, questa è riconosciuta al momento della liquidazione della pensione e serve solo ad incrementare l’anzianità contributiva, entro il limite massimo di 5 anni.
La maggiorazione delle anzianità contributiva è riconosciuta solo per i periodi di attività effettivamente prestati. Dunque, essa non si applica sui periodi coperti da contribuzione volontaria figurativa o derivante dal riscatto non correlato ad attività lavorativa.
Grazie a quest’opportunità il lavoratore invalido ha la possibilità di accedere al pensionamento di vecchiaia ordinario con cinque anni di anticipo, ovvero a 62 anni.
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