Pagamento immediato del TFS ai dipendenti pubblici: sogno o realtà? La notizia bomba sconvolge i lavoratori

Il Presidente uscente dell’INPS, Pasquale Tridico, ha annunciato una novità relativa al TFS che potrebbe svoltare la vita di molti dipendenti.

A differenza dei lavoratori privati, i dipendenti pubblici devono attendere anni per ricevere il TFS (Trattamento di Fine Servizio), dopo la cessazione del rapporto di lavoro. Quali sono le cause di questo ritardo?

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Il versamento del TFS ai dipendenti pubblici potrebbe subire importanti cambiamenti – InformazioneOggi.it

Finora, il motivo addotto è sempre stata la necessità di non gravare eccessivamente sulle finanze pubbliche; attualmente, però, non sembrano esserci motivi per continuare su questa strada.

Il Presidente uscente dell’INPS, Pasquale Tridico, ha, infatti, annunciato che nelle casse dell’Istituto ci sono ben 7 miliardi di avanzo, più un importo netto di 23 miliardi di euro. Questi fondi potrebbero essere utilizzati proprio per pagare il TFS ai lavoratori pubblici in tempi più celeri e in un’unica soluzione (attualmente, l’importo è suddiviso in tranche annuali da 50 mila euro).

Ma analizziamo la normativa di riferimento e scopriamo in che modo ricevono la buonuscita i dipendenti statali e quali sono le possibili alternative alla vigente modalità di erogazione.

Versamento pagamento TFS dipendenti pubblici: tutte le regole

Il versamento differito del TFS per i dipendenti pubblici è stato introdotto un bel po’ di anni fa, per risanare le finanze pubbliche. Nello specifico, la liquidazione è corrisposta:

  • entro 105 giorni, nell’ipotesi di cessazione derivante da inabilità o decesso;
  • tra i 12 e i 15 mesi, nel caso di cessazione per raggiungimento del limite di età (cioè per pensione di vecchiaia) o per scadenza del contratto a tempo determinato;
  • tra i 24 e i 27 mesi, nelle ipotesi di dimissioni o pensione anticipata.

Specifichiamo, tuttavia, che questi termini si riferiscono solo alla prima tranche. La somma totale spettante al lavoratore, infatti, è divisa in varie quote, ciascuna di 50 mila euro, che vengono pagate ogni anno.

Per esempio, un lavoratore che è andato in pensione a 67 anni e che ha diritto a un TFS di 120 mila euro, riceverà i primi 50 mila a partire da 1 anno dal pensionamento. La seconda tranche di 50 mila euro arriverà dopo altri 12 mesi e, infine, riceverà gli ultimi 20 mila euro dopo ulteriori 12 mesi.

Per chi avesse bisogno di denaro, l’INPS prevede la possibilità di richiedere un finanziamento agevolato, che consente di ricevere in anticipo il TFS, in un’unica soluzione, senza attendere anni. In cambio, bisogna pagare una certa somma a titolo di tasso di interesse.

Una sentenza della Corte Costituzionale potrebbe rivoluzionare l’attuale sistema?

Come abbiamo anticipato in apertura, Tridico ha dichiarato che non ci sarebbe più alcuna necessità di differire il pagamento del TFS, perché le risorse economiche permetterebbero una riforma del sistema.

Le uniche limitazioni, in tal senso, rimarrebbero esclusivamente di carattere politico e, dunque, si attende che il Governo intervenga e prenda una decisione. Si dovrà, infatti, scegliere quale metodo di erogazione adottare, anche alla luce di una futura pronuncia della Corte Costituzionale.

La Consulta, infatti, a breve, dovrà decidere circa la legittimità costituzionale della procedura di pagamento della liquidazione ai lavoratori pubblici. Il Governo, quindi, non avrà scelta e dovrà adeguarsi alla sentenza.

Il pagamento immediato del TFS ai dipendenti avrà, secondo le stime, un costo per lo Stato di 14 miliardi di euro. Non resta che aspettare e sperare che le dichiarazioni di Tridico condizionino in positivo la decisione della Corte Costituzionale.

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