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Economia

Il Fisco usa l’intelligenza artificiale per controllarci, ma c’è un punto debole

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Il Governo italiano ha detto sì ad una riforma fiscale che prevede l’utilizzo dell’intelligenza artificiale (AI) nelle attività di accertamento nei confronti del contribuente. Ma vi è una questione aperta.

Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale ha fatto passi da gigante ed è sempre più usata in una molteplicità di settori, e non soltanto in campo lavorativo.

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Vero è infatti che gli utenti del web si interfacciano quotidianamente con le raccomandazioni di contenuti di interesse fino alle auto a guida autonoma. Non mancano però le voci contrarie alla crescita esponenziale delle nuove tecnologie, ed anzi c’è chi ipotizza conseguenze imprevedibili dell’uso sempre più massiccio dell’AI – Artificial Intelligence. Lo stesso notissimo imprenditore Elon Musk, ha sottolineato che bisognerebbe prestare la massima attenzione a tutti gli annessi e i connessi dello sviluppo dell’intelligenza artificiale

Intanto però anche l’Agenzia delle Entrate mostra interesse verso questi innovativi sistemi e ha recentemente confermato che siamo prossimi al lancio di nuovi accertamenti fiscali che si avvarranno dell’intelligenza artificiale. Proprio così: sarà ancora più difficile sfuggire alla legge e alle contromosse del Fisco in caso di evasione e irregolarità fiscali. Ecco allora le prime anticipazioni nella nuova riforma fiscale approvata dall’Esecutivo. I dettagli.

Riforma fiscale, intelligenza artificiale e potenziamento dell’attività di accertamento

La linea d’azione è molto chiara: onde combattere con maggior forza chi aggira le norme del Fisco la riforma appena citata prevede la combinazione di tecnologie digitali con l’intelligenza artificiale. A beneficiarne dunque sarà l’Amministrazione finanziaria che ha peraltro recentemente dichiarato che nel 2022 il recupero dell’evasione fiscale ha toccato una “cifra record”, vale a dire il numero più alto di sempre e corrispondente a 20,2 miliardi di euro.

Chiaro però che la strada è ancora molto lunga e tortuosa e proprio per questo la nuova legge delega in materia fiscale dispone:

  • l’utilizzo di tecnologie digitali e di intelligenza artificiale per accumulare e rielaborare tutti i dati dell’Amministrazione provenienti da un notevole numero di fonti,
  • e ciò allo scopo di focalizzare con maggior precisione l’attività di controllo e accertamento verso i soggetti a più alto rischio fiscale.

In altre parole, i ‘professionisti’ della frode fiscale avrebbero in futuro molte più difficoltà ad aggirare la legge per ottenerne indebiti vantaggi economici, con beneficio per lo Stato che potrebbe conseguire il pagamento di tasse ed imposte in modo più ampio rispetto alla situazione odierna.

Chiaramente i controlli sarebbero potenziati e resi più veloci, rispetto allo svolgimento della stessa attività su impulso umano.

Il punto debole dell’intelligenza artificiale usata per gli accertamenti fiscali

Non sono mancate tuttavia le critiche alla possibilità di usare l’AI per la lotta all’evasione fiscale. Infatti c’è chi ha sottolineato che se le Entrate intendessero basare l’accertamento sui soli risultati del sistema di AI, sarebbe tuttavia obbligatorio assicurare che il contribuente destinatario dell’atto comprenda sia il fondamento di ciò che gli viene contestato, sia l’iter logico con il quale il Fisco è giunto a una certo risultato.

In sintesi, la combinazione di intelligenza artificiale e accertamento fiscale fa emergere dubbi e preoccupazioni in tema di motivazione degli atti emessi dall’Amministrazione finanziaria. Questo perché, se davvero l’accertamento fiscale fosse basato sulle rilevazioni dell’AI, il destinatario dell’atto dovrebbe sempre poter conoscere il procedimento logico con il quale l’Ufficio è arrivato ad affermare sue possibili responsabilità in tema di irregolarità fiscali. Conseguentemente questo imporrebbe l’accesso ad un algoritmo, però riservato. Da notare che lo stesso Fisco potrebbe non essere a conoscenza dell’algoritmo, impedendo in pratica di dare una valida motivazione dell’atto di accertamento.

Lo stesso Consiglio di Stato ha già affermato che la decisione amministrativa automatizzata, ovvero frutto dell’elaborazione dell’intelligenza artificiale, dovrà essere pur sempre subordinata alla conoscibilità dell’algoritmo e dei criteri usati per il suo funzionamento. Anzi i giudici del maggiore organo di giustizia amministrativa hanno sottolineato che l’algoritmo dovrà essere conoscibile da chiunque abbia un potenziale interesse, al fine di fondare un accertamento fiscale adeguatamente motivato. Ed inoltre a detto algoritmo dovranno essere allegate spiegazioni che traducano la fredda formula matematica nella regola giuridica cui essa fa riferimento, in modo che l’attività dell’intelligenza artificiale sia davvero comprensibile anche all’uomo medio.

Concludendo, si tratta certamente di questioni molto complesse anche se l’apertura all’utilizzo dell’intelligenza artificiale anche in materia di tasse e imposte è ormai un dato di fatto, alla luce di quanto previsto dalla riforma fiscale.

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