In molti sono preoccupati dal crollo delle banche di queste settimane: gli esperti cercano di tranquillizzare investitori e risparmiatori.
Gli investitori sono in fermento perché hanno paura che ciò che è accaduto alla Silicon Valley Bank e alla Credit Suisse possa succedere anche in Europa e in Italia.
Temono il cosiddetto effetto a catena. L’attesa crea incertezza finanziaria in un periodo non semplice per l’economia per l’inflazione e il rialzo dei tassi decisi dalle banche centrali. Gli analisti comunque sono fiduciosi sulla forza del sistema bancario italiano ed europeo e rassicurano gli investitori e i risparmiatori.
Tra l’altro anche Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze, e Ignazio Vischio, governatore di Banca d’Italia, hanno ripetuto che le banche italiane non sono a rischio. Anche se ciò che è accaduto in queste ultime settimane ha messo a dura a prova il sistema finanziario. Infatti, tranne il crollo della Borsa il primo giorno dopo la crisi, la situazione è tornata alla normalità.
Anzi, il ministro Giorgetti, in un comunicato del 20 marzo, ha reso noto che è in contatto continuo con le autorità di regolazione. Inoltre, avrebbe dichiarato: «Soprattutto per il sistema bancario italiano siamo tranquilli…Riteniamo che le ripercussioni per il sistema bancario italiano siano sostanzialmente insignificanti». Il governatore Vischio è dello stesso avviso. Infatti, sottolineando che l’Europa ha tutti gli strumenti per fronteggiare l’eventuale crisi, avrebbe affermato che le banche non segnalano problemi di liquidità.
Inoltre, una ricerca di Bloomberg Intelligence rende noto che le prime 25 banche europee hanno un capitale in eccedenza dal valore di 55 miliardi di euro. Di questo, 38 miliardi di euro sono in possesso dei grandi istituti bancari come Intesa Sanpaolo, Unicredit, ING, Nordea, UBS e Credit Agricole.
Anche Deutsche Bank, in un rapporto pubblicato a febbraio, ha reso noto che le banche europee sono migliorate “in termini di liquidità, qualità degli attivi e reddittività” rispetto a dieci anni fa. In più, non dimentichiamoci della stretta vigilanza della Banca centrale europea (BCE).
Nonostante la rassicurazione della stabilità delle banche italiane sono gli effetti collaterali a preoccupare. Infatti, il clima instabile può creare nervosismo nei confronti del debito pubblico nazionale. In questo momento di crisi finanziaria quello italiano è considerato più debole rispetto, per esempio, a quello tedesco. Di conseguenza, gli investitori non hanno più fiducia nel Paese anche a causa dei tassi che la BCE continua ad alzare influenzando il costo del denaro.
Per Christine Lagarde le banche europee sono ben controllate, se riescono a garantire la liquidità, ma «Stiamo già assistendo a un inasprimento delle condizioni finanziarie» avrebbe affermato. Comunque, per gli analisti Equita il maggior rischio è l’aumento dei prestiti bancari, canale principale di trasmissione dell’economia: potrebbe diventare difficile concedere.
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