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Pensioni

In pensione dopo la NASPI con i contributi volontari: difficoltà e deduzione, ma non per tutti

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Andare in pensione con i contributi volontari per raggiungere i requisiti o per aumentare l’importo pensionistico è una soluzione ammessa ma attenzione alle detrazioni.

Approfondiamo condizioni e vincoli del versamento dei contributi volontari soffermandoci sulle detrazioni per i cittadini senza reddito.

InformazioneOggi.it

Lavoratori dipendenti, para-subordinati, autonomi, titolari di assegni di invalidità possono versare volontariamente i contributi per i periodi di inattività lavorativa. Vi rientrano l’aspettativa non retribuita, il contratto part time orizzontale o verticale, i congedi per formazione o gravi e documentati problemi familiari, permessi per allattamento, scioperi o interruzione del rapporto di lavoro con conservazione del posto per il servizio militare. Occorre rispettare dei requisiti per poter iniziare a versare i contributi volontari. Nello specifico occorrerà avere almeno cinque anni di contributi pari a 260 settimane per dipendenti e domestici, 60 mensili per autonomi, 465 giornalieri per i lavoratori agricoli e 310 per le lavoratrici agricole. Altro requisito tre anni di contribuzione maturata nei cinque anni precedenti all’inoltro della domanda.

La domanda di versamento dovrà essere inoltrata all’INPS telematicamente indicando anche la Gestione assicurativa di destinazione. Una volta accettata il lavoratore potrà iniziare a maturare contributi figurativi versando una certa somma in date prefissate.

Contributi volontari e pensione, cosa sapere delle detrazioni

Risponderemo al quesito di un lettore che ci domanda “Il prossimo anno raggiungo il requisito di pensione per precoci con 41 anni di contributi (2132 settimane) certificato dall’INPS il 1° marzo con decorrenza il 1° luglio (tre mesi di finestra temporale). Il mio reddito del 2022 si aggira al massimo intorno ai 5 mila euro – reddito derivante da NASPI – terminata a luglio 2022. Per raggiungere il requisito per la pensione per precoci sto pagando i contributi volontari (circa 15 mila euro, tre bollettini trimestrali da circa 5 mila euro l’uno). Posso dedurli pur essendo incapiente e detrarre altre spese come quelle mediche? L’aumento del 7,3% spetta anche a me che vado in pensione nel 2023 o spetta solo alle pensioni già in essere?“.

Ricordiamo che la pensione per precoci richiede di aver maturato almeno un anno di contribuzione prima dei 19 anni e di aver versato minimo 41 anni di contributi. Inoltre ha come condizione l’appartenenza ad una delle quattro categorie rientranti nell’APE Sociale ovvero caregiver da almeno sei mesi, invalidi con percentuale pari o superiore al 74%, addetti alle mansioni gravose e disoccupati senza indennità.

Punti chiave da conoscere

I cittadini che effettuano i versamenti volontari possono approfittare delle detrazioni fiscali nel modello 730. Nello specifico, nel rigo “Contributi previdenziali e assistenziali” si potrà indicare l’importo dei contributi previdenziali e assistenziali obbligatori e volontari versati, inclusi quelli per ricongiunzione di periodi assicurativi, per il riscatto della laurea e la prosecuzione volontaria. Tale deduzione spetterà anche per i familiari a carico.

Occorre, però, fare delle precisazioni. Non tutti i contributi possono essere detratti dal reddito da assoggettare alle imposte. I contributi destinati alla previdenza complementare, per esempio, sono dedotti solamente entro un tetto massimo (5.164,57 euro) mentre quelli da riscatto versati per un familiare che non ha mai lavorato sono applicati direttamente sull’imposta dovuta con detrazione del 19%.

Arriviamo ad una puntualizzazione che interessa il lettore che ci ha posto il quesito. La normativa prevede che nei casi in cui il contribuente sia incapiente o non abbia reddito i contributi non dedotti andranno persi e non daranno luogo al credito d’imposta. Questa l’unica indicazione aggiuntiva rispetto al carattere generale della normativa.

Anche sul sito dell’INPS si legge chiaramente come i contributi volontari versati per sé e per i familiari a carico (non devono avere un reddito superiore a 2.840,51 euro all’anno o 4 mila euro se under 24) sono oneri deducibili nel modello 730 con riduzione del reddito complessivo nella misura massima di 5.164,57 euro. La parte eccedente non dedotta origina una quota di prestazione di capitale o rendita (dunque una quota di pensione) esclusa dalla tassazione a meno che non si risulti incapiente o senza reddito.

Perequazione del 7,3%, è per tutti?

Passiamo alla seconda parte del quesito. Il lettore desidera sapere se andando in pensione nel 2023 con la formula dedicata ai precoci l’assegno verrà valutato con la perequazione del 7,3%. Parliamo del sistema di rivalutazione scattato il 1° gennaio 2023 che prende come riferimento l’inflazione dell’anno precedete. Il Governo Meloni ha modificato le fasce riducendo il recupero degli importi per gli assegni più alti. Le pensioni basse, invece, hanno potuto contare su un ulteriore incremento dell’1,5% che ha portato la perequazione all’8,8%. Gli aumenti sono scattati ad inizio anno solamente per i trattamenti inferiori a quattro volte il minimo ma da marzo scatteranno per tutti, vecchie e nuove erogazioni.

La perequazione, infatti, è l’adeguamento delle somme erogate in relazione al costo della vita. E c’è di più. A fine 2023 scatterà il conguaglio volto ad erogare ai pensionati la differenza tra tasso di inflazione preventivato – 7,3% – e tasso di inflazione definitivo – 8,1%. Ciò significa che arriverà (presumibilmente da novembre) un ulteriore aumento sugli assegni dello 0,8%. Non parliamo di grosse cifre ma comunque la pensione crescerà nel tempo per tutti.

Se hai dubbi o vuoi porre una domanda di carattere previdenziale, fiscale e legge 104, invia qui il tuo quesito.

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