Il 19 gennaio è avvenuto il primo incontro tra governo e sindacati riguardo alla riforma pensioni. Il prossimo sarà l’8 febbraio.
Obiettivi principali: maggiore flessibilità, attenzione alle spese e ingresso dei giovani nel modo del lavoro.
Nella circolare pubblicata dal ministero del Lavoro vi è l’obiettivo di migliorare la normativa vigente puntando l’attenzione proprio sulla flessibilità. Le parti si incontreranno ogni settimana per velocizzare la riforma che non può essere rinviata altrimenti causerà «un aumento del debito pubblico e un deterioramento dell’affidabilità creditizia del Paese». A ipotizzarlo è la “S&P Gobal Ratings” analizzando la situazione nel documento dal titolo Global aging 2023: the clock ticks” dell’economista Samuel Tilleray.
Consultando il report l’agenzia di rating ha notato che i governi si sono concentrati sulle altre priorità, sicuramente importanti che però hanno portato all’aumento del rischio legato alla spesa per l’invecchiamento. Spesa che potrebbe diventare insostenibile per molti Paesi.
Per le mancate azioni politiche mirate a ridurre tale spesa l’agenzia S&P ha ipotizzato che nel 2060 il debito pubblico salirà fino al 102% del PIL nelle economie avanzate e fino al 155% in quelle emergenti. Inoltre, ha previsto che nel 2026 la metà dei Paesi coinvolti nell’indagine (in totale 81) avrebbero un rating a livello “junk” (o spazzatura): BB+ o inferiore.
Gli Stati più a rischio sarebbero le economie emergenti. Il motivo? L’indice di dipendenza degli anziani e la spesa legata all’invecchiamento sono più bassi ma la variazione è maggiore rispetto ai Paesi con economia più avanzata. Insomma, nei paesi emergenti le misure nei confronti della popolazione anziana è più urgente.
Per questo i governi dovrebbero aggiornare o attuale le riforme pensionistiche. Lo scopo è mettere un freno alla spesa pensionistica, ma anche evitare il peggioramento della situazione creando un divario tra popolazione anziana e popolazione in età lavorativa.
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