Nella legge di Bilancio 2023 anche l’emendamento ‘salva mutuo’: le 3 condizioni per passare al tasso fisso

Il governo Meloni nell’ultima discussione sulla legge di Bilancio 2023 ha considerato opportuno introdurre la rinegoziazione del mutuo con tetto ISEE, per passare al tasso fisso dal variabile. I dettagli.

Come è noto, la BCE ha annunciato l’incremento dei tassi d’interesse a rappresentare una misura di contrasto al boom dell’inflazione, e questo è chiaramente una brutta notizia per tutti coloro che hanno scelto di aderire ad una proposta di mutuo a tasso variabile, per sperare di risparmiare qualcosa nel corso del tempo.

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Tuttavia proprio per chi ha scelto questo tipo di prestito mirato ad acquistare un immobile, può tirare un sospiro di sollievo: esiste ora una sorta di escamotage, una soluzione che consente di passare al tasso fisso.

Di questo parleremo nel corso di questo articolo, in cui ci soffermeremo sulla possibilità di rinegoziazione del mutuo legata all’Isee, così come emerge dal testo definitivo della manovra, che ha infatti ricevuto il via libera del Senato. Uno step chiave per scongiurare l’esercizio provvisorio. Vediamo allora le novità in fatto di mutuo, non prima però di aver richiamato alcuni concetti fondamentali in materia, i quali ci aiutano a capire la reale portata degli ultimi aggiornamenti.

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Mutuo immobiliare: elementi chiave e contesto di riferimento

Certamente il mutuo e le rate annesse rappresentano un onere non indifferente per tantissime famiglie che hanno firmato questo contratto onde poter acquistare, costruire o ristrutturare un immobile, di solito la casa di abitazione.

Ricordiamo in particolare che:

  • il mutuo è detto “ipotecario” perché il versamento delle rate è assicurato da un’ipoteca su un immobile;
  • il mutuo ipotecario è la maggiore forma di finanziamento a medio-lungo termine che le banche e gli altri intermediari finanziari assegnano ai privati;
  • il rimborso della somma in prestito si compie con il pagamento periodico (mensile, semestrale, ecc.) di rate di ammontare fisso o variabile;
  • l’elenco delle rate dovute e delle collegate scadenze indica il cd. il piano di ammortamento (ovvero di restituzione) di quanto anticipato con il mutuo.

In particolare ciascuna rata è formata da:

  • una quota capitale, a titolo di rimborso del finanziamento ottenuto:
  • una quota interessi, quantificata in base a un tasso di interesse che può essere fisso o variabile.

Mutuo a tasso fisso e a tasso variabile: distinzione

Chiariamo anche una distinzione fondamentale, per sgomberare il campo da ogni possibile dubbio e per comprendere appieno la portata della novità nell’emendamento alla manovra. Ebbene, nel mutuo a tasso fisso il tasso di interesse rimane quello indicato dal contratto per tutta la durata del mutuo stesso.

Conseguentemente chi ottiene il mutuo saprà dall’inizio quali saranno gli importi delle varie rate e dell’importo totale del debito da restituire alla banca. L’aspetto negativo è però il non poter sfruttare possibili riduzioni dei tassi di mercato, che dovessero aversi nel corso nel tempo.

Nel mutuo a tasso variabile, invece, il tasso di interesse può cambiare rispetto al tasso di partenza tenendo conto delle oscillazioni di un parametro di riferimento, generalmente un tasso di mercato o di politica monetaria.

Proprio quest’ultimo è la fonte del problema: il rischio principale odierno è infatti un incremento insostenibile dell’ammontare della quota interessi e dunque delle rate da versare nel corso del tempo. A causa dell’influenza delle variazioni di mercato, tanti cittadini si ritrovano a versare una rata più elevata, causata dall’oscillazione della politica monetaria. Proprio alla luce di ciò si comprende l’emendamento ad hoc nella manovra.

L’emendamento nella legge di Bilancio 2023 ‘salva mutui’ non è una vera novità

Come accennato in apertura, ci sono buone notizie per coloro che intendono rinegoziare il mutuo nel 2023, grazie all’introduzione di una nuova procedura correlata al reddito annuo Isee. Nella manovra 2023 compare infatti un emendamento che risponde ai piani della Banca Centrale Europea (BCE), in riferimento alla scelta di aumentare dei tassi come mossa anti-inflazione.

Rimarchiamo infatti che proprio questa scelta dell’autorità monetaria ha anche l’effetto di mettere in seria difficoltà le famiglie italiane che pagano un mutuo a tasso variabile. Ma appunto ecco la via di fuga data dalla possibilità di rinegoziare il mutuo, conseguendo il passaggio dal tasso variabile al fisso.

Non una novità vera se pensiamo che il governo Meloni ha deciso per il riutilizzo di una norma approvata nel 2011. Vero è infatti che oggi come allora un mutuo a tasso variabile appare assai influenzato dall’oscillazione del mercato. Ciò alla luce delle valutazioni a Palazzo Chigi, appare motivo sufficiente per servirsi di una norma introdotta in quel periodo.

E come detto si tratta di una scelta mirata a sostenere le famiglie che hanno sottoscritto – nella fase di acquisto o ristrutturazione di un immobile prima casa – un contratto di mutuo con tasso variabile invece che a tasso fisso.

Come poter fare il passaggio al mutuo a tasso fisso: le 3 condizioni

Nella legge di Bilancio 2023 abbiamo l’articolo 59 bis, che risulta da un emendamento specifico e che consente di passare dal tasso variabile al tasso fisso:

  • se il contraente del mutuo ha firmato un contratto avente un valore non più alto di 200mila euro;
  • se il mutuatario è in grado di indicare che il reddito annuo prodotto dall’indicatore ISEE è non maggiore di 35mila euro;
  • laddove i pagamenti delle rate del mutuo siano tutti regolari, vale a dire tutti avvenuti nei tempi previsti.

Se ricorrono queste condizioni il mutuatario potrà presentare la richiesta per passare dal mutuo a tasso variabile a quello a tasso fisso. Rimarchiamo infine che la banca o istituto di credito sarà tenuta ad accettare la domanda di variazione del tasso sul mutuo da variabile a fisso presentata dal mutuatario, nel caso in cui sussistano i citati requisiti.