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Pensione anticipata con Quota 103: è davvero conveniente? La risposta è inaspettata

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Nel 2023 si potrà accedere alla pensione anticipata grazie a Quota 103. Ma ci sono effettivi vantaggi per i lavoratori?

Dal prossimo 1° gennaio, grazie a Quota 103, i contribuenti con 62 anni di età e 41 anni di contribuzione potranno andare in pensione.

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Senza dubbio, smettere di lavorare ben 5 anni prima potrebbe sembrare una scelta molto vantaggiosa ed allettante. Ma si tratta dello strumento di pensione anticipata più favorevole per i lavoratori? In realtà, Quota 103 potrebbe celare qualche insidia; prima di decidere se usufruirne, gli interessati farebbero bene a ponderare la propria scelta.

Vediamo, dunque, quali sono tutti gli aspetti da considerare e quali condizioni bisogna rispettare per accedere a Quota 103.

Potrebbe interessarti anche il seguente approfondimento: “Quota 103: chi potrà andare in pensione con questa misura, ma attenzione agli assegni alti“.

Pensione anticipata con Quota 103: quali difficoltà?

Quota 103 consente la pensione anticipata ai lavoratori che, nel 2023, matureranno 62 anni di età e 41 anni di contributi versati. E già dall’analisi di questi due presupposti si comprende quanto sia riduttiva tale misura. È, infatti, abbastanza complicato riuscire a maturare 41 anni di contribuzione.

Non bisogna, infatti, porre l’attenzione unicamente sullo sconto di 5 anni sull’anzianità anagrafica. In effetti, sarebbe molto vantaggioso smettere di lavorare a 62 anni anziché a 67. Tuttavia, c’è poca differenza tra il requisito contributivo di Quota 103 e quello della pensione anticipata ordinaria, di 41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini. Se considerato in tale ottica, il vantaggio della pensione anticipata con Quota 103 diventa meno significativo.

Il discorso è, invece, diverso per coloro che hanno perso il lavoro. In tale ipotesi, non ci sono alternative a Quota 103; la misura pensionistica, quindi, è perfetta per i disoccupati. Anche in questo caso, c’è, però, una problematica, relativa alla possibilità di poter usufruire della NASPI. Il sussidio, infatti, si porrebbe come ottimo sostituto di Quota 103 e, forse, addirittura migliore.

Consulta anche il seguente articolo: “Pensione Quota 103 a 64 o 65 anni? Il sogno potrebbe diventare realtà, ma non per tutti“.

NASPI o Quota 103?

La NASPI spetta ai dipendenti che hanno perso involontariamente il lavoro (ad esempio per licenziamento o dimissioni per giusta causa), ma che hanno prestato attività lavorativa in maniera ininterrotta per gli ultimi 4 anni. La durata del sussidio è di 2 anni.

Per i lavoratori che hanno maturato 62 anni di età e 41 anni di contribuzione, la NASPI diventa un’alternativa alla pensione anticipata con Quota 103. La prestazione, tuttavia, non è favorevole dal punto di vista economico. Essa, infatti, è pari al 75% dello stipendio lordo ricevuto negli ultimi 4 anni. Dopo i primi mesi di fruizione, inoltre, si riduce del 3% al mese.

Con Quota 103, invece, il lavoratore percepirebbe una pensione calcolata sulla base dei contributi versati fino a quel momento. Se paragonato all’ammontare della NASPI degli ultimi mesi, la convenienza, in termini economici, di Quota 103 è fuori discussione. Tuttavia, smettere di lavorare a 62 anni di età e con 41 anni di contributi vuol dire avere diritto ad una pensione calcolata con coefficienti di trasformazione del montante contributivo meno favorevoli.

Attendere, invece, altri 2 anni (anche se in disoccupazione) consentirebbe di accedere al pensionamento con un coefficiente di trasformazione migliore.

Gli effetti della contribuzione figurativa sulla pensione anticipata

Uno dei benefici della NASPI consiste nella maturazione della contribuzione figurativa, per tutti e due gli anni. Tali versamenti potrebbero assicurare al lavoratore l’accesso ad un assegno pensionistico di importo più elevato.

I contributi figurativi, infatti, sono utili per sfruttare coefficienti più favorevoli, perché due anni in più di versamenti previdenziali incidono significativamente sul calcolo della prestazione. Di conseguenza, attendere i due anni di disoccupazione ed “evitare” Quota 103, potrebbe essere la scelta migliore in molte ipotesi.

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