Il Consiglio direttivo della Bce promette di mantenere la rotta contro l’inflazione

La BCE ritiene che i tassi di interesse debbano ancora aumentare; la misura non è colma, l’economia deve rallentare per riuscire a fermare l’aumento dell’inflazione.

Sono gli aumenti dei tassi d’interesse con cui la BCE cerca di rallentare prestiti e consumi le operazioni di politica monetarie tra le più importanti oggi per determinare la crescita economica.

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Redazione informazioneoggi.it

Il 2023 si rivelerà un nuovo anno di crisi economica, questa volta voluto dalle istituzioni. Il paradosso è presto spiegato dalle conseguenze necessarie per far rallentare i consumi che incidono in parte sugli attuali aumenti di prezzi. Questo non sarebbe preoccupante se ci trovassimo in una fase di espansione economica; tuttavia la realtà dei fatti è che gli aumenti sono stati spinti in gran parte dall’improvviso ripresentarsi della domanda a livello globale dopo la fine dei lockdown. A questo è seguito l’aumento dei prezzi energetici che hanno poco a che fare con una spesa maggiore.

I tassi di riferimento sono aumentati di 50 punti base arrivando al 2,50 – 2,75 e 2% rispettivamente per le operazioni di rifinanziamento principale, i tassi di interesse sulla linea di rifinanziamento marginale e i tassi di interesse di deposito.

Il Consiglio direttivo ritiene che questi debbano ancora aumentare in misura significativa e con un ritmo costante; sembra l’unico modo per raggiungere l’obbiettivo di un’inflazione del 2% nel medio termine.

Il 2023 non sconterà subito la maggior parte degli effetti economici dovuti al rialzo globale dei tassi di interesse.

Il 2023 non sconterà subito la maggior parte degli effetti economici. Infatti, solo a partire dal marzo 2023 la BCE ridurrà in questo contesto anche il portafoglio del Programma di acquisto delle attività finanziarie dei membri dell’eurozona. Si tratterà di una prima riduzione pari a 15 miliardi di euro al mese fino al secondo trimestre del 2023.

La flessione economica si sconterà ancor prima sugli Stati Uniti; sarà una convergenza negativa che arriverà al suo apice probabilmente nella seconda metà del prossimo anno. Non bisogna tuttavia temere eccessivamente la recessione, essa potrebbe superata velocemente oltreoceano. Negli Stati Uniti la Fed che alzato i tassi dello 0,50%, ha frenato la stretta rispetto ai precedenti aumenti dello 0,75%; Jerome Powell ha fatto sapere che valuterà un incremento dello 0,25% nella prossima riunione.

A mostrare la contrazione economica ci sono le anticipazioni che arrivano dalle mosse degli investitori. I prezzi di Wti e brent rimangono depressi sulle aspettative di un calo della domanda nel prossimo futuro: le quotazioni viaggiano rispettivamente sotto i 77 e gli 82 dollari al barile.

Indiscrezioni ancora più significative sono arrivate dalla SEC. La commissione di vigilanza della borsa Usa ha, con la consueta trasparenza, rivelato come Elon Musk CEO di Tesla, ha venduto 22 milioni di azioni della casa automobilistica per 3,6 miliardi di dollari. Il titolo Tesla ha perso il 55% finora quest’anno toccando nei giorni scorsi il livello più basso dal novembre 2020.

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