A che punto si è arrivati per l’immissione in ruolo nella scuola per i docenti? La situazione è critica: ecco cosa c’è da sapere
Come ogni anno, dopo circa due mesi dall’inizio dell’anno scolastico, si prova a tirare le somme: a che punto sono l’immissioni in ruolo nella scuola? La situazione dei docenti risulta essere quella più critica: ecco cosa c’è da sapere in merito.
Secondo quanto anticipato dal sito online ticonsiglio.com, le immissioni in ruolo 2022/2023 risultano ancora essere in pieno svolgimento. Inoltre, i sindacati hanno fatto richiesta a Ministero di gettare luce sulle nomine fatte.
Ad oggi, la condizione peggiore sembra essere quella dei docenti. Le assunzioni per tale categoria, infatti, risultano essere utili per la metà dei posti a disposizione. Mentre per quanto concerne gli ATA, questi risultano essere qual del tutto coperti. Infine, per i DSGA le graduatorie sono terminate.
Dal momento che la scuola potrebbe aver bisogno di docenti, potrebbe essere una buona idea inviare le messe a disposizione (o MAD), ma come funziona? Ecco tutto quello che c’è da sapere in merito.
Ritornando all’argomento cardine dell’articolo, il ventuno ottobre il Ministero dell’istruzione ha avuto un incontro con i sindacati e l’argomento cardine è stato proprio quello delle immissioni in ruolo riguardante l’anno 2022/2023.
Secondo quanto riportato dal sito web ticonsiglio.com, che riprende la UIL, pare vi siano state alcune incongruenze relative ale nomine di ruolo dei docenti. I posti coperti, al momento, risultano essere infatti insufficienti. Sono la metà.
Tali dati, però, non risultano essere completi a causa della frammentazione della procedura per quanto concerne proprio le immissioni per gli insegnanti. Alcune di queste, infatti, risulta essere ancora in corso e di conseguenza vi sono diversi ritardi.
I vari sindacati si dicono preoccupati per la situazione ed inoltre si evidenzia il fatto che la questione non è affatto nuova. Vi è stato dunque posto l’accento sul sistema di reclutamento che risulta essere poco adeguato.
Tale metodo, infatti, crea ritardi nell’assegnazione dei posti vacanti e risulterebbe essere poco adeguato per combattere il precariato.
Secondo la UIL, infatti, per quanto riguarda il personale amministrativo, tecnico e ausiliario gli inserimenti in ruolo risultano essere molto più semplici ed inoltre la procedura risulta essere ottimizzante.
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