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Economia

Novità permessi legge 104 per assistere il familiare disabile: cambia tutto

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Al fine di dare una risposta efficace alle esigenze di equilibrio tra l’impegno connesso all’avere un convivente disabile di cui occuparsi e quelli lavorativi e personali, è oggi cambiata la normativa in merito sui permessi legge 104.

Tutti coloro che come familiari conviventi assistono un disabile grave, le cui condizioni di handicap siano state debitamente accertate, devono ricordare quelle che sono le ultime novità in tema di legge 104 e collegati permessi.

Permessi legge 104 (Foto InformazioneOggiit)

È noto che assistere un familiare in condizioni di handicap può essere molto impegnativo, e per questo motivo il legislatore ha modificato la legge 104 con un decreto legislativo ad hoc, il n. 105 dello scorso giugno. Nel provvedimento vi è la norma per la quale i permessi legge 104 sono ora di fatto estesi, venendo meno il principio del cosiddetto referente unico. Cosa è cambiato in concreto? Scopriamolo assieme nel corso di questo articolo.

Permessi legge 104, sparisce la figura del referente unico: ecco perché

Non vi sono dubbi a riguardo: il principio del referente unico è stato abolito per favorire il più possibile i familiari della persona disabile, che la assistono e se prendono cura giornalmente. Non più una sola persona a svolgere il ruolo di assistenza ma più persone, in modo da venir incontro alle necessità di riequilibrare l’impegno di ambito assistenziale con quello di natura lavorativa e privata.

Il decreto citato ha infatti adottato a livello nazionale le prescrizioni di una direttiva UE ad hoc e un recente messaggio l’istituto di previdenza ha dettagliato e spiegato la novità in oggetto. Essa implica, come detto, la scomparsa del referente unico per i permessi retribuiti legge 104 e, conseguentemente, l’estensione a più familiari conviventi della possibilità di richiedere ed ottenere dall’Inps i permessi retribuiti – infatti è questo ente che di fatto li paga al lavoratore.

Lo ribadiamo per chiarezza: la finalità della novità, prima in ambito europeo e poi in ambito interno, mira ad assicurare il bilanciamento tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza, favorendo la suddivisione della responsabilità di cura tra uomini e donne, ma anche la parità di genere in ambito lavorativo e familiare.

I 3 punti chiave della nuova normativa in tema di permessi legge 104

Le regole del decreto n. 105 dello scorso giugno hanno modificato il regime precedente e hanno in particolare rimarcato i seguenti punti:

  • permane comunque il limite complessivo di tre giorni mensili (frazionabile in ore), per l’assistenza alla stessa persona con disabilità in situazione di gravità accertata;
  • il diritto può essere previsto, su domanda, e riconosciuto a più soggetti tra quelli aventi diritto;
  • lo sfruttamento dei permessi legge 104 è da intendersi alternativo tra loro.

Le novità in oggetto sono state appunto oggetto di chiarimenti da parte del messaggio Inps n. 3096 e sono entrate in vigore a partire dallo scorso 13 agosto.

Cosa succede se i beneficiari dei permessi legge 104 usano l’agevolazione per finalità diverse dall’assistenza?

Non dimentichiamo che ovviamente la legge non fa sconti in tema di rispetto delle regole sui permessi legge 104. In breve, se il lavoratore (o i lavoratori alla luce delle novità citate) si assenta dal lavoro per usufruire dei permessi mensili legge 104, dovrà sfruttare il lasso di tempo esclusivamente per recarsi presso il familiare disabile grave ed assisterlo nelle modalità ritenute opportune.

Non sono ammessi motivi personali o che comunque esulano dagli impegni presi nel rispetto delle prescrizioni della legge 104. Conseguentemente se dovesse trasparire che i beneficiari dei permessi legge 104 hanno approfittato dell’agevolazione per attività personali che nulla hanno a che fare con l’assistenza al disabile, il datore di lavoro -debitamente informato sull’argomento – sarebbe certamente legittimato a recedere dal contratto di lavoro in modo unilaterale. Si tratterebbe di un caso di licenziamento per giusta causa, dovuto cioè alla rottura insanabile del rapporto di fiducia che lega azienda e lavoratore e che è alla base dell’assunzione.

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