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Economia

TFR: spetta all’ex coniuge, in caso di divorzio? La risposta vi stupirà

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L’obbligo di corresponsione dell’assegno divorzile all’ex coniuge influisce anche sul TFR? Possono esserci pretese sul Trattamento di Fine Rapporto?

Chi è destinatario dell’assegno divorzile può pretendere anche una quota del TFR, nel caso in cui l’ex coniuge smetta di lavorare?

Foto Canva

Secondo il più recente orientamento della Cassazione, l’assegno divorzile erogato nei confronti dell’ex coniuge ha, oltre che natura assistenziale, anche natura perequativo-compensativa. In virtù, infatti, del principio costituzionale di solidarietà, in caso di divorzio, spetta un contributo che permetta al partner di raggiungere un livello reddituale idoneo al prosieguo della vita familiare.

In base a queste considerazioni, dunque, l’assegno divorzile deve consentire, al richiedente, di avere un reddito adeguato al contributo che l’interessato ha dato durante lo svolgimento della vita di coppia (tale orientamento è stato sancito dalla Corte di Cassazione Civile, sez. VI, con la Sentenza 17/01/2022, n. 1201).

TFR e assegno divorzile: la decisione della Corte di Cassazione

Secondo i Giudici della Cassazione, l’assegno divorzile è anche un istituto che serve all’ex coniuge, che ha minore disponibilità economica, a perseguire uno scopo ben determinato. E, cioè, “il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate”.

A tal fine, dunque, il giudice deve prendere in considerazione l’intero patrimonio di entrambi i coniugi. Tuttavia, dovrà valutare anche altre circostanze; ad esempio, se il coniuge che richiede l’assegno ha dovuto abbandonare gli studi per dedicarsi alla famiglia.

In tal caso, è onere del richiedente dimostrare di aver dato il proprio supporto, durante la vita matrimoniale, alla crescita del patrimonio familiare e di aver, a tale scopo, rinunciato ad occasioni di lavoro per la cura della famiglia.

Per maggiori informazioni sulla vicenda, leggi anche il seguente articolo: “TFR spetta anche all’altro coniuge? La risposta non è scontata“.

Come si determina l’assegno divorzile

È compito del giudice valutare nel complesso la situazione, prestando particolare attenzione alle condizioni economiche e reddituali di entrambi gli ex coniugi. In particolare, rilevano le eventuali rinunce fatte “per amore della famiglia” durante la vigenza del matrimonio.

Proprio riguardo a quest’ultimo elemento, è possibile evitare di dover versare l’assegno divorzile se si dimostra che l’altro partner ha scelto in autonomia di rinunciare a studi e lavoro o che possiede già un patrimonio che consenta di sostenere una vita dignitosa.

Consulta anche: “Liquidazione TFS o TFR, spetta un’indennità che non tutti conoscono“.

TFR: in quali casi è dovuto anche all’ex coniuge?

Con specifico riferimento al TFR, l’art. 12 della Legge n. 898 del 1970 prevede che il coniuge nei confronti del quale è stata pronunciata sentenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio ha diritto ad una percentuale del TFR erogata a favore dell’altro coniuge. Questo diritto spetta anche se il Trattamento di Fine Rapporto matura dopo la sentenza di scioglimento o cessazione del matrimonio.

È necessario, però, che il coniuge che richiede la propria quota di TFR non abbia contratto nuovo matrimonio; in tal caso, infatti, non ne avrebbe più diritto.

La percentuale di TFR che viene riconosciuta all’ex partner è pari al 40% dell’indennità complessiva, riferita al periodo in cui l’attività lavorativa è coincisa con la vita matrimoniale. Il TFR spetta al coniuge, quindi, anche se viene maturato prima della sentenza di divorzio, quando non vi è ancora alcuna erogazione dell’assegno divorzile. Esso, infatti, diventa esecutivo solo dopo il passaggio in giudicato della sentenza di divorzio o di quella successiva di liquidazione.

La condizione più vantaggiosa, dunque, sarebbe l’erogazione del TFR prima della domanda di divorzio, per evitare le pretese dell’ex coniuge sul relativo importo.

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