I costi del pellet hanno raggiunto cifre elevate che fanno dubitare della convenienza del nuovo sistema di riscaldamento. Quali sono le previsioni a breve termine?
L’inverno si avvicina e le stufe a pellet dovranno presto essere accese. Conviene acquistare subito il necessario o attendere un ribasso dei costi?
L’aumento del prezzo del gas ha portato in primavera una corsa all’acquisto delle stufe a pellet. Questo alternativo metodo di riscaldamento consente un risparmio in bolletta e l’indipendenza dal gas. L’obiettivo era, dunque, di non passare un inverno al freddo a causa della riduzione delle forniture del gas russo. Ora, però, il pericolo di non poter utilizzare la stufa quanto si vorrebbe esiste realmente per l’aumento dei costi del pellet. La domanda è salita a dismisura e dall’altra parte non c’è un’offerta adeguata. In Italia le aziende produttrici di pellet sono pochissime e i Paese esportatori si trovano con quantità insufficienti di legno e dunque di scarti (materiale con cui si crea il pellet). Facciamo il quadro della situazione.
I dati sull’andamento dei prezzi del pellet lasciano pochi dubbi. Gli acquirenti stanno attraversando un periodo difficile e le certezze di risparmio per l’utilizzo delle stufe a pelle stanno vacillando. Il dubbio è tra acquistare subito il necessario prima che i prezzi aumentino ulteriormente oppure attendere un’inversione di tendenza. Se le nuove forniture arrivassero in tempo si potrebbe anche avere la pazienza di aspettare il ribasso ma il problema è che sono previsti ritardi nelle consegne. Le ipotesi peggiori stimano il periodo marzo/aprile del 2023 come data di arrivo del materiale.
La richiesta, d’altronde è massiccia. In generale ci sono 6,6 milioni di apparecchi alimentati con legna da ardere da accendere per l’inverno e 2,3 milioni di stufe a pellet. Le previsioni, poi, ipotizzano un aumento di queste cifre nonostante la disponibilità della materia prima per costruire gli apparecchi sia scarsa. Non manca solo il legno, infatti, ma anche acciaio e ferro.
La domanda supera l’offerta perché i rivenditori italiani oltre ad acquistare il pellet da Ucraina e Russia si rivolgono a Bosnia, Croazia e Serbia che, al momento, per le logiche protezionistiche hanno bloccato le esportazioni. Le nazioni rimanenti, Germania, Romania e Francia, inviano pochissime forniture.
L’Italia non ha una produzione tale da coprire la richiesta e, di conseguenza, un pacco da 15 chili che pochi mese fa costava 5 euro oggi ne costa 10. Inoltre si va incontro all’inverno con un ulteriore aumento della domanda. Il rischio è di un razionamento che potrebbe lasciare gli acquirenti senza pellet nel momento del bisogno. In conclusione, tra ritardi, aumento della domanda, calo dell’offerta è consigliabile acquistare ora per non passare un inverno al freddo.
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