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Guerra nucleare, chi sopravvivrebbe? Una sola zona del mondo garantirebbe la vita

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In caso di guerra nucleare una sola zona del mondo conterebbe dei sopravvissuti e, naturalmente, non è l’Italia.

Gli scienziati sono arrivati alla conclusione che una grande guerra nucleare ucciderebbe 5 miliardi di persone mentre un “piccolo” conflitto lascerebbe affamati 250 milioni di abitanti.

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Russia e USA sono protagonisti di una brutta pagina della storia dell’umanità. Le tensioni tra le cosiddette grandi potenze crescono ogni giorno e ogni tentativo di mediazione risulta inutile. Il clima è cambiato notevolmente dallo scorso 24 febbraio, quando Putin ha deciso di invadere l’Ucraina ma i rapporti sono sempre stati tesi – come la storia insegna – e difficilmente muteranno. È necessario, però, raggiungere compromessi e accordi che riescano a mettere da parte le reciproche “antipatie” e la fame di potere per non portare l’intera umanità verso un terribile epilogo. L’ex segretario di Stato degli USA ha indicato i segnali che lasciano presagire come una Terza Guerra Mondiale sia più vicina di quanto si possa pensare. I timori crescono, dunque, e le paure di un conflitto nucleare non lasciano dormire sonni tranquilli. Gli scenari apocalittici descritti dagli scienziati sono, infatti, terrificanti.

Guerra nucleare, chi si salverebbe

Gli scienziati sono concordi nell’ipotizzare come solo l’Australia e la Nuova Zelanda siano da considerarsi “salve” in caso di scoppio di un grande conflitto nucleare. Solo nei remoti territori australiani la vita sarebbe ancora possibile e i luoghi abitabili come noi oggi li vediamo e conosciamo. Uno scenario che in confronto i film sull’apocalisse sono commedie con un basso livello di tragicità ma non è l’unico contesto ipotizzabile.

Gli studiosi, infatti, hanno lineato sei quadri differenti a seconda dell’entità della guerra nucleare. Si va dall’ipotesi di un conflitto tra India e Pakistan – il male minore – fino al confronto con armi nucleari tra USA e Russia seguito dal coinvolgimento di Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Cina – il male peggiore. La seconda ipotesi comporterebbe la fine della vita su gran parte del pianeta. In ogni studio gli scienziati hanno tenuto conto delle riserve alimentari e della fuliggine che anche in zone lontane dal conflitto causerebbe carestie e mancanza d’acqua. I risultati parlano chiaro.

Australia e Nuova Zelanda, unica possibilità di vita

La posizione geografica di Australia e Nuova Zelanda è il primo vantaggio in caso di guerra nucleare. I Paesi con armi nucleari si trovano, infatti, nell’emisfero boreale e, di conseguenza, gli effetti del loro uso sarebbero meno drammatici nella parte australe. Da considerare, poi, il fatto che l’Australia esporta prodotti agricoli e alimentari. Anche in caso di interruzione del commercio – conseguenza prevista dagli scienziati – avrebbe la possibilità di sfamare la popolazione con l’auto produzione.

Il grano fornisce il 50% di apporto calorico in Australia; la produzione di mais, riso e soia è quasi pari a quella di grano e ciò significa che i cittadini australiani non avranno problemi nutrizionali come altre nazioni dove la produzione non sarebbe più possibile a causa della fuliggine. Di contro, arriverebbero immigrati dall’Asia e dai Paesi più vicini a diminuire le riserve e la quantità di prodotti per i locali. Verrebbe meno il carburante necessario per gli spostamenti di cibo tra le città e si potrebbe incorrere in grandi differenze regionali che potrebbero scatenare il caos. Questi aspetti non sono considerati nello studio degli scienziati e interverrebbero a creare un quadro ancora più catastrofico. Possibile che i potenti non capiscano che l’alternativa alla pace è l’addio alla vita sulla Terra?

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