Congedo straordinario, il diritto di priorità mette a rischio la misura: scopriamo in che modo

Il congedo straordinario di 2 anni richiesto per assistere un familiare con disabilità grave è disciplinato da una rigida direttiva. 

Chi non rispetta le condizioni che regolamentano il congedo straordinario della Legge 104 rischia di perdere la prestazione.

congedo straordinario
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La normativa pone due condizioni principali per poter godere del congedo straordinario che permette di assentarsi dal luogo di lavoro per due anni. La convivenza con il familiare invalido e il rispetto del diritto di priorità familiare. C’è una gerarchia, una scala di precedenze e attese da rispettare per la richiesta della prestazione. Per la definizione dei dettagli di questo diritto è intervenuta più volte la Corte di Cassazione che ne ha anche ampliato il significato. Scopriamo, dunque, cosa stabilisce la Legge attualmente in vigore in merito al diritto di priorità familiare per il congedo straordinario.

Congedo straordinario e diritto di priorità, di cosa si tratta

Il diritto di priorità familiare deve essere rigidamente rispettato. A differenza dei permessi della Legge 104, non ci sono limiti di età per l’accudimento del familiare. Ciò significa che anche il coniuge di 85 anni è designato alla cura del marito o della moglie. L’unico modo per scendere un gradino della scala delle priorità è che il coniuge sia deceduto, assente oppure affetto da una patologia invalidante certificata da una commissione medica. Solo in questi casi il familiare in seconda linea può subentrare al posto di chi si trova più in alto nella scala del diritto di priorità, il coniuge. L’INPS ha chiarito la questione nella circolare numero 32 dell’anno 2012 e nella circolare numero 159 dell’anno 2013.

La Corte di Cassazione ha chiarito i termini del passaggio ad altro beneficiario ma ha anche ampliato la platea del congedo straordinario inserendo i fratelli conviventi. Resta la condizione che il genitore sia assente, deceduto o affetto da patologia invalidante.

La precisazione del Ministero del Lavoro

Un’ulteriore puntualizzazione è arrivata dal Ministero del Lavoro con la circolare numero 1 del 3 febbraio 2012. Il testo stabilisce che l’ordine di priorità dei beneficiari della prestazione è quello stabilito dalla Legge. La possibilità di scalare di una posizione è legata alle condizioni precedentemente citate e l’ordine deve essere assolutamente rispettato. Non è, infatti, derogabile.

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Quest’ultima affermazione sottolinea come sia impossibile presentare dichiarazioni di rinuncia per far scattare la legittimazione del familiare che segue nell’ordine di priorità. Il coniuge convivente (anche di fatto) o membro dell’unione civile è, come già detto, in cima alla scala. Se assente, deceduto o malato subentrano i genitori biologici, adottivi o affidatari. Seguono, poi, i fratelli conviventi, i parenti o affini fino al terzo grado se conviventi e i figli con la convivenza che può scattare dopo la richiesta del congedo straordinario a condizione che duri per l’intero periodo di fruizione della prestazione.