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Glifosfato nella Farina, ‘non se ne salva nessuna’, ma per fortuna alcuni marchi garantiscono alta qualità

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Il tema del Glifosfato nella Farina è sempre d’attualità, perché questo erbicida è al centro di numerose polemiche.

La Farina è un ingrediente che troviamo in tutte le case, perché serve a preparare una miriade di ricette. Un alimento semplice, basico, economico, che dovrebbe anche garantire sicurezza.

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Purtroppo, come tanti altri alimenti presenti in commercio, non è esente da criticità. Esattamente come per la Pasta, il pane o addirittura l’Olio Extravergine di Oliva, quando si va a “scavare più a fondo” scopriamo cose non propriamente piacevoli.

Ad esempio Il Salvagente, la nota rivista per consumatori, in uno dei suoi approfondimenti ci fa notare un “piccolo” particolare. Per la farina, a differenza di altri prodotti, non c’è obbligo di specificare da dove provenga il grano con cui è stata fatta.

Consideriamo che almeno il 60% delle farine che compriamo al supermercato non è prodotta in Italia. Comprendiamo bene che il consumatore finale ha molte probabilità di acquistare prodotti con materie prime lavorate chissà dove e chissà come.

Per fortuna, alcune aziende alimentari nostrane hanno preso decisioni in autonomia. BarillaCoopConteMolino Spadoni e Casillo ad esempio indicano nelle etichette da dove proviene il grano che usano per la produzione.

Ma in quanto a Glifosfato, come siamo messi? Anche le Farine non sono esenti dalla “contaminazione” di questo erbicida. Dopo la lavorazione ne rimangono tracce esigue, nei imiti di Legge, ma i consumatori hanno il diritto di sapere quali marchi adottano più misure di sicurezza e chi invece non lo fa.

Sempre grazie a Il Salvagente, abbiamo i risultati di alcuni test effettuati presso i loro laboratori. Ecco cosa è emerso.

Glifosfato nella Farina, ‘non se ne salva nessuna’, ma per fortuna alcuni marchi garantiscono alta qualità

Dobbiamo partire dal presupposto che in tutto il mondo il grano viene irrorato di pesticidi ed erbicidi per permetterne una crescita massiccia. Tranne quello coltivato secondo metodi Bio.

Il Glifosfato non è una sostanza illegale, anzi, ma da anni è al centro di polemiche. Molti studi allertano sui pericoli da esposizione. Anche di tracce millesimali per lunghi periodi. Dunque non solo i contadini che lo usano nei campi ma anche i consumatori dei prodotti finiti possono correre rischi.

Purtroppo quando andiamo al Supermercato non possiamo capire quali farine siano “pulite” e quali no. Per andare sul sicuro dovremmo acquistare esclusivamente Bio, ma non tutti amano i prezzi più alti dei prodotti biologici.

In linea generale, le farine 00 sono più sicure. Infatti il grano tenero viene trattato con meno sostanze chimiche, e di conseguenza le tracce nel prodotto finito sono minori. I produttori, negli anni, hanno migliorato la qualità delle farine, mettendone in commercio di meno “contaminate”. Tracce di pesticidi e Glifosfato, però, se ne trovano un po’ ovunque. Anche se sempre nei limiti di Legge.

Le marche sotto la lente d’ingrandimento e i risultati dei test

Fino a qualche anno fa, almeno al 2019, in alcuni marchi famosi erano state trovate tracce di Glifosfato. Sempre nei limiti di Legge, dobbiamo specificare. Questi erano Carrefour, Garofalo, Molino Spadoni e Lo Conte.

Oggi, secondo gli ultimi rilevamenti, tra le farine migliori in commercio troviamo il marchio “Conad Verso Natura Bio”. È una farina 00 biologica al 100% e prodotta in Italia. Il marchio Garofalo “recupera” e offre prodotti “puliti”. Infine, troviamo il marchio Tre Mulini, con le farine 00 che sono risultate prive di “contaminazioni”.

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