Il copione è sempre quello: ogni estate cerchiamo tutte le soluzioni possibili per non farci pungere dalle zanzare.
Va detto, però, che negli ultimi tempi questi fastidiosi insetti sono diventati molto più pericolosi per la salute dell’uomo.
Purtroppo, per una serie di concause, stanno aumentano le malattie trasmesse dalle zanzare. Solamente in pochi giorni, in Italia, sono stati registrati casi di infezioni (anche gravi) che fino a qualche anno fa erano inesistenti.
Diviene sempre più necessario, dunque, impedire che tali malattie diventino frequenti. Per farlo dobbiamo proteggerci maggiormente dalle punture delle zanzare. Fortunatamente, l’idea di una giovane studentessa italiana potrà risolvere tutto questo.
Leggiamo la buona notizia su contocorrenteonline.it, e siamo anche orgogliosi che la strepitosa scoperta sia stata fatta da una ragazza italiana. Si chiama Giulia Mancini, studia Biologia all’Università di Pavia e insieme ad una sua amica ha divulgato una scoperta destinata a diventare epocale.
I risultati della loro ricerca sono anche comparsi su Current Biology, una famosa e prestigiosa rivista scientifica. Le due giovani donne hanno concentrato le ricerche sul funzionamento della puntura della zanzara.
Questi insetti sono dotati di una “proboscide”, come le farfalle, solo che la usano per penetrare nella pelle umana e succhiare il sangue. Mentre fanno tutto questo, oltre al “classico fastidio” possono causare infezioni da virus, talvolta anche letali. Pensiamo allo Zika, chikungunya, dengue, e persino malaria e febbre gialla.
Esistono poi dei soggetti allergici che a seguito di una puntura da zanzara si ritrovano con eritemi e reazioni cutanee. Ciò è causato dalla sostanza che l’insetto inietta nel sangue della “vittima”, per fluidificarlo e quindi succhiarlo meglio.
Ad oggi abbiamo molti mezzi per evitare di essere punti e incorrere in disagi più o meno gravi. Ogni estate è “corsa” a zampironi, piastrine, liquidi, spray, creme e braccialetti repellenti. Funzionano, fortunatamente, per la maggior parte dei casi.
Ma se la scoperta delle due giovani dovesse essere messa in atto, non dovremo più preoccuparci, perché le zanzare, semplicemente, smetterebbero di pungerci. In pratica, le studentesse hanno compreso che l‘interazione di una proteina del sangue con la proboscide permette a essa di penetrare meglio sotto la cute.
Inibendo questa proteina, in pratica è come se “disarmassimo” le zanzare. Non riuscirebbero più a far diventare rigida la proboscide e dunque non riuscirebbero più a contrastare lo spessore della pelle.
Ci sono voluti 4 anni affinché le studentesse dimostrassero questo meccanismo. Adesso ci sarà da attendere l’ideazione del metodo che permetterà alla scoperta di diventare “operativa”. E tutti ci auguriamo che accada molto presto.
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