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Covid in forma grave nei bambini 5-11 anni, l’ultimo studio di Iss e Ministero della Salute, non avremmo voluto saperlo

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Il Covid in forma grave nei bambini. Gli ultimi dati svolti su campioni di soggetti di età compresa tra i 5 e gli 11 anni non sono rassicuranti.

I dati che emergono dall‘ultimo report parlano chiaro. Stanno aumentando i casi in forma acuta del Covid anche nei bambini piccoli. Ma soprattutto nei non vaccinati.

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Nel 2020, un documento pubblicato sul sito dell’ISS riportava gli effetti della pandemia nella popolazione infantile. La premessa era abbastanza “rassicurante” rispetto alle informazioni presenti sullo studio. “Rispetto agli adulti, i bambini hanno meno probabilità di sviluppare gravi complicazioni e contraggono l’infezione principalmente attraverso uno stretto contatto con i genitori. La maggior parte dei dati pediatrici proviene da uno studio pubblicato su JAMA dal Centro Cinese per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (China CDC) e da uno studio multicentrico italiano promosso dalla Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP) e dalla Società Italiana di Pediatria (SIP).

Da questo piccolo estratto, che è poi il prologo del documento, sembrava che i nostri figli fossero quantomeno più al sicuro, anche se una percentuale di forme gravi è sempre stata registrata. Oggi, l’ultimo studio condotto da ISS e Ministero della Salute non ci porta “buone notizie”. Ecco perché.

Covid in forma grave nei bambini 5-11 anni, la situazione attuale

Sulla rivista scientifica The Lancet sono stati pubblicati i dati dell’ultima ricerca. Le analisi hanno riguardato quasi 3 milioni di bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni. Vaccinati con due dosi, con una dose e non vaccinati.

La prima cosa che è emersa dallo studio è che le due dosi proteggono “di meno” rispetto a quanto dichiarato precedentemente. Infatti, è stata osservata una “protezione del 29% contro l’infezione e del 41% contro la malattia grave“.

Purtroppo, però, sembra che i non vaccinati in questa fascia d’età siano attualmente “più a rischio”. E non avremmo voluto sentirlo. I numeri, nero su bianco, parlano chiaro. Nel report vengono pubblicati i risultati dell’osservazione eseguita nel periodo gennaio-aprile 2022.

Di “767mila casi avvenuti nella fascia 5-11 anni, l’incidenza più alta si è avuta nei non vaccinati: 426,9 ogni 100mila giorni-persona“. Invece tra coloro che si erano fatti due dosi l’incidenza era “solamente” di 234,5 ogni 100mila giorni-persona.

Le ospedalizzazioni, nel periodo sopra citato, sono state 644, con sintomatologia severa. Di questi, 15 sono finiti in terapia intensiva e si sono registrati due decessi. I decessi, sottolineano i responsabili dello studio, sono avvenuti in bambini non vaccinati.

Le conclusioni sono, purtroppo, chiare. Sembra che le due dosi proteggano dalle forme gravi anche i bambini, seppur in percentuali inferiori alle aspettative. Viene anche da chiederci, però, cosa sia successo al sistema immunitario dei più piccoli, che in questi due anni hanno respirato aria “filtrata” da mascherine chirurgiche, hanno vissuto momenti di tensione e stress, hanno potuto giocare di meno all’aperto o respirare liberamente l’aria del mare.

Sicuramente, nel lungo periodo, saranno svolte ulteriori indagini, per capire l’evoluzione degli effetti del virus sulle persone, di ogni età. E speriamo che le prossime notizie ci portino maggior conforto.

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