L’INPS ha chiarito un principio essenziale in tema di copertura dei vuoti contributivi. Ecco i rimedi per non dire addio alla pensione.
Uno dei possibili ostacoli da dover affrontare prima di poter andare in pensione è la presenza di periodi scoperti da contribuzione. Per evitare di dover ritardare l’uscita dal mondo del lavoro, è sempre necessario controllare la propria posizione.
Al riguardo, la Circolare INPS n. 141/2025 ha chiarito un principio essenziale: il lavoratore ha sempre diritto a coprire le omissioni contributive causate dal datore di lavoro, tramite la costituzione di una rendita vitalizia. Ma quali sono i momenti in cui tale mancanza è rilevante e può essere corretta?
Il primo momento in cui è possibile rimediare ai vuoti contributivi è durante la vigenza del rapporto di lavoro. Se, infatti, il datore di lavoro non provvede, i dipendenti possono ottenere tutela dall’INPS, entro il termine di prescrizione di 5 anni. L’Istituto di Previdenza, su segnalazione degli interessati oppure d’ufficio, può pretendere al datore le somme dovute. I lavoratori, dunque, non devono farsi carico dei costi della procedura.
Trascorso il termine di prescrizione, è possibile sopperire ai periodi di scopertura contributiva tramite la costituzione di una rendita vitalizia. L’operazione può essere richiesta sia dal datore di lavoro sia dai dipendenti (in tal caso, però, questi ultimi dovranno arsi carico degli oneri economici). I lavoratori, però, devono dimostrare che il datore non vuole costituire la rendita o non può sostenere i relativi costi.
C’è, poi, un terzo momento individuato dalla Circolare INPS n. 141/2025, corrispondente al periodo temporale compreso tra i quindici e i venti anni dopo l’intervenuta prescrizione. I lavoratori possono presentare domanda all’INPS per la costituzione della rendita con onere a loro carico, ma non sono obbligati ad accertare l’impossibilità del datore di lavoro.
Ma la vera e propria novità riguarda la copertura dei buchi contributivi dopo vent’anni dalla prescrizione. Se, infatti, prima si rischiava di perdere il diritto alla rendita, adesso è stato chiarito che la costituzione della rendita vitalizia non va in prescrizione. Mentre, però, nelle fasi precedenti i dipendenti possono chiedere il risarcimento del danno al datore per il costo della rendita, dopo vent’anno viene meno tale diritto. Le nuove regole sono in vigore per tutte le domande presentate a partire dallo scorso 12 novembre (data di pubblicazione della Circolare INPS n. 141/2025) e si applicano a tutte le fasi appena elencate.
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