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Il digiuno intermittente: i metodi 16:8 o 5:2 fanno davvero bene? Ecco cosa dice la scienza

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Negli ultimi anni, il digiuno intermittente ha conquistato moltissimi persone che cercano di perdere peso. Ma davvero fa bene? In questo articolo facciamo chiarezza su cosa sia davvero il digiuno intermittente, cosa dice la scienza e se vale la pena seguirlo.

Il digiuno intermittente non è una vera e propria dieta, ma un modo di organizzare i pasti alternando periodi in cui si mangia a momenti in cui si digiuna, anche per diverse ore.

Il digiuno intermittente: i metodi 16:8 o 5:2 fanno davvero bene? Ecco cosa dice la scienza (Informazioneoggi.it)

Il più comune è il metodo 16:8, che prevede di concentrare l’alimentazione in una finestra di otto ore e digiunare per le restanti sedici. Altri approcci includono il digiuno a giorni alterni o il protocollo 5:2, in cui si mangia normalmente per cinque giorni e si limita drasticamente l’apporto calorico negli altri due.

Digiuno intermittente: si perde peso e fa bene al cuore

Il digiuno intermittente è molto scelte da chi vuole perdere peso, in quanto oltre per l’aspetto fisico sembra favorire un miglioramento dei livelli di zucchero nel sangue, della pressione arteriosa e del colesterolo. Secondo alcuni studi, digiunare per almeno 12-16 ore attiva processi metabolici utili, come l’abbassamento della glicemia e la riduzione dell’infiammazione. Inoltre, questa pratica potrebbe proteggere il cuore, ridurre il rischio di diabete di tipo 2 e migliorare la composizione corporea, diminuendo la massa grassa soprattutto nell’area addominale.

Digiuno intermittente: si perde peso e fa bene al cuore (Informazioneoggi.it)

Un altro aspetto interessante riguarda il legame con il ritmo circadiano, ovvero l’orologio biologico del nostro corpo. Mangiare per troppe ore durante la giornata può interferire con questo equilibrio, influenzando negativamente il sonno, l’umore e la salute ormonale.

Ma non è sempre così, infatti, alcune persone possono avvertire effetti collaterali come fame intensa, irritabilità, difficoltà di concentrazione e, paradossalmente, abbuffate nelle ore consentite. Inoltre, la maggior parte delle ricerche disponibili è ancora basata su studi animali o su periodi di osservazione piuttosto brevi negli esseri umani. Quindi, le prove scientifiche, seppur promettenti, non sono ancora abbastanza solide da considerarlo un approccio universale.

Esistono anche alternative molto valide, come la dieta mediterranea che offre benefici simili senza imporre lunghi periodi di digiuno. Quest’ultima, in particolare, è associata a una riduzione significativa del rischio cardiovascolare e a un effetto protettivo su cervello e intestino.

La scelta della dieta deve essere presa con consapevolezza, e farsi guidare da un professionista della nutrizione.

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