I dipendenti statali possono richiedere un anticipo del TFS, ma i costi per usufruirne sono diventati insostenibili. Quali sono le possibili soluzioni?
I lavoratori dipendenti statali sono sempre più affranti.
Non solo sono costretti ad attendere anni per l’erogazione del Trattamento di Fine Servizio ma devono anche fare i conti con tassi di interesse alle stelle nel caso in cui abbiano la necessità di richiederne un anticipo a un istituto di credito.
Bankitalia ha, infatti, pubblicato il nuovo bollettino relativo all’andamento del rendistato, ossia l’indice in base al quale le banche determinano il tasso di interesse applicabile agli anticipi del TFS. Attualmente tale valore ha raggiunto il 3,4% ed è ben superiore a quello registrato negli scorsi mesi.
Per calcolare il tasso di interesse applicabile agli anticipi del Trattamento di Fine Servizio, si somma il rendistato allo spread, che ammonta allo 0,5%. Di conseguenza, per i finanziamenti di durata più lunga alcune banche possono applicare interessi fino al 4,5%; su una somma di 45 mila euro, ad esempio, si traducono in un importo di circa 2 mila euro.
Una situazione davvero inaccettabile, soprattutto alla luce della fondamentale sentenza della Corte Costituzionale dello scorso giugno, che ha sancito come il pagamento differito e rateizzato della liquidazione ai dipendenti statali sia illegittimo. In che modo si potrebbe superare questa situazione?
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Dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 130 del 23 giugno 2023, i giudici hanno esortato il Parlamento ad attivarsi per porre fine a questa ingiustizia.
Sono state anche avanzate una serie di proposte da parte di alcuni onorevoli ma nessuna è stata approvata. In particolare, era stata suggerita l’ipotesi di riconoscere le somme spettanti a rate (come avviene attualmente) ma con tempistiche più ravvicinate e importi più elevati. Un’altra idea prevedeva di pagare il TFS da subito ad alcune categorie di lavoratori, ad esempio il personale militare.
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Per la Ragioneria dello Stato, al momento, non ci sarebbero sufficienti risorse economiche per corrispondere il Trattamento di Fine Servizio agli statali in tempi più celeri. Ma come è possibile rimediare a questa situazione, divenuta ormai insostenibile?
In realtà, i dipendenti statali possono richiedere un prestito all’INPS, per avere un anticipo della liquidazione con un tasso agevolato all’1%. La procedura per l’approvazione delle richieste, però, è molto lunga e, in molti casi, si è costretti ad attendere fino a un anno per ricevere gli importi.
L’unico modo per porre fine a questa problematica sarebbe un intervento legislativo efficace, in grado di modificare definitivamente l’intero sistema di pagamento del TFS ai dipendenti statali.
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