Molti lavoratori raggiungono l’età pensionabile senza aver maturato i contributi necessari richiesti per accedere alla pensione. In loro soccorso c’è la pace contributiva.
Per la pensione di vecchiaia, la normativa previdenziale stabilisce la necessità di due requisiti: un’età anagrafica di almeno 67 anni e una contributiva di 20 anni.
Non tutti, però, riescono a maturare l’anzianità contributiva richiesta, soprattutto a causa di carriere lavorative brevi e discontinue. Cosa succede in questi casi? Per evitare di perdere i contributi maturati, la Legge di Bilancio 2024 ha reintrodotto una misura prevista dal Decreto n. 4 del 2019, ossia la cd. pace contributiva.
Si tratta di un’occasione da non perdere per coloro che hanno cominciato a lavorare dopo il 1995 e che non hanno raggiunto i 20 anni di contribuzione per usufruire della pensione di vecchiaia, nonostante siano prossimi al raggiungimento dei 67 anni di età.
Come funziona la pace contributiva? Vediamo cosa stabilisce la normativa.
I lavoratori che hanno iniziato a versare contributi solo dopo il 31 dicembre 1995 e che, dunque, ricadono nel sistema contributivo di calcolo della pensione, hanno la possibilità di richiedere all’INPS il riscatto dei periodi scoperti da contribuzione, compresi tra due periodi in cui è stata svolta attività lavorativa.
Nel dettaglio, grazie alla pace contributiva, è consentito riscattare fino a cinque anni, anche non continuativi, compresi tra l’anno del primo e dell’ultimo contributo versato presso l’Assicurazione generale obbligatoria (AGO) o le forme sostitutive della stessa, le Gestioni speciali degli autonomi (artigiani, commercianti, agricoli) e la Gestione Separata INPS.
Possono usufruire della misura sia i lavoratori dipendenti (pubblici o privati) sia gli autonomi, che non sono titolari di un assegno pensionistico.
La pace contributiva, però, non è gratuita. La cifra da versare viene stabilita dall’INPS sulla base dell’ultimo stipendio annuo percepito, moltiplicato per un’aliquota IVS differente a seconda della gestione previdenziale per la quale si vuole ottenere il riscatto (ad esempio, per i dipendenti è pari al 33%).
Di conseguenza, più alto è lo stipendio, maggiore sarà il costo per beneficiare della pace contributiva.
Il pagamento, inoltre, può anche essere effettuato a rate mensili, in un massimo di 120, di ammontare minino di 30 euro ciascuna, senza interessi.
La rateizzazione, però, non è possibile per coloro che intendono effettuare il riscatto per andare in pensione già nel 2024, perché è necessario che l’intero pagamento venga concluso entro la data di raggiungimento dei 67 anni di età.
La somma pagata per il riscatto può essere dedotta dal reddito imponibile IRPEF.
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