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Pensioni

Caos pensioni: quali sono le regole per smettere di lavorare nel 2024? È fondamentale conoscerle

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La Legge di Bilancio 2024 ha stravolto la maggior parte degli strumenti di pensione anticipata. In che modo si potrà accedere alla prestazione dal prossimo anno?

La Manovra finanziaria ha confermato e inasprito i requisiti della Legge Fornero e ha rivoluzionato la disciplina di Quota 103, Opzione Donna e Ape Sociale.

Quali sono le possibilità per smettere di lavorare nel 2024? – InformazioneOggi.it

Quali sono le misure che consentiranno, nel 2024, di andare in pensione?

Partiamo dalla pensione di vecchiaia, per la quale sono stati confermati il requisito anagrafico dei 67 anni e quello contributivo dei 20 anni. Dal 2026, poi, ci sarà l’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita.

I contributivi puri, cioè coloro che hanno iniziato ad accreditare contributi dopo il 1° gennaio 1996, dovranno, però, maturare un assegno pari all’importo dell’Assegno sociale (circa 535 euro).

Rimane invariata anche la pensione di vecchiaia contributiva, per la quale serviranno 71 anni di età e 5 anni di contributi.

Per quanto riguarda, invece, la pensione anticipata ordinaria prevista dalla Legge Fornero, si potrà accedere alla maturazione di 42 anni e 10 mesi di contributi, per gli uomini, e 41 anni e 10 mesi, per le donne.

Nessuna novità anche per Quota 41 riservata ai lavoratori precoci, cioè coloro che hanno accreditato almeno 12 mesi di contribuzione prima del diciannovesimo anno di età, che potranno smettere di lavorare con 41 anni di anzianità contributiva, a prescindere dall’età anagrafica.

Cambieranno, invece, i presupposti per la pensione anticipata riservata ai contributivi puri, che dovranno raggiungere 64 anni di età e 20 anni di contributi e maturare un assegno pensionistico pari almeno a 3 volte l’ammontare dell’Assegno sociale (cioè circa 1.605 euro).

Strumenti di pensione anticipata: cosa cambia a partire dal prossimo anno?

La Legge di Bilancio 2024 ha modificato Ape Sociale e Opzione Donna.

La prima è la misura dedicata ai caregivers, agli invalidi, ai disoccupati e ai lavoratori addetti alle mansioni usuranti, che potranno interrompere la carriera lavorativa in anticipo e usufruire di un’indennità sostitutiva della pensione versata dallo Stato per 12 mensilità.

L’ultima Manovra finanziaria ha innalzato il presupposto anagrafico da 63 anni a 63 anni e 5 mesi e ha confermato, invece, il requisito contributivo dei 30 anni per i disoccupati, gli invalidi e i caregivers e dei 36 anni per gli addetti alle mansioni gravose.

Opzione Donna, invece, continua ad avere condizioni molto restrittive, perché rivolta solo alle invalide almeno al 74%, alle caregivers e alle disoccupate o dipendenti di aziende in crisi.

È confermata l’anzianità contributiva di 35 anni, ma è stata innalzata quella anagrafica a 61 anni. Chi ha figli, tuttavia, ha diritto ad uno sconto di 12 mesi per ciascun figlio, fino ad un massimo di 2 anni. Nel dettaglio, coloro che hanno un solo figlio potranno smettere di lavorare a 60 anni, mentre quelle che hanno due o più figli a 59 anni.

Tutti i requisiti dovranno essere maturati entro il 31 dicembre 2023.

Per quanto riguarda Quota 103, infine, nonostante le indiscrezioni avessero indotto a pensare ad una sua abolizione, la misura rimarrà in vigore per un ulteriore anno.

Sono richiesti 62 anni di età e 41 anni di contributi e la nuova Legge di Bilancio ha introdotto il ricalcolo completamente contributivo dell’assegno che, dunque, subirà una notevole penalizzazione.

Smettere di lavorare con Quota 103, infatti, non sarà per nulla vantaggioso perché potrebbe comportare un taglio sull’importo compreso tra il 15% e il 30%.

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