Entro il 2035, come stabilito dall’UE, non potranno più circolare le auto a benzina e diesel, ma alcuni Paesi stanno facendo retromarcia.
Il Regno Unito, che voleva addirittura anticipare lo stop alle auto inquinanti al 2030, sta adesso vagliando le conseguenze di questo epocale cambiamento. D’altronde si sa, la transizione green è (anche) politica e da quando si è insediato Rishi Sunak le cose sono già cambiate.
L’Unione Europea sta inviando dictat sempre più stringenti, e la confusione che si sta verificando adesso nel Regno Unito è forse il primo segnale che la transizione green non è così semplice come sperato. Anche perché, non dimentichiamocelo, oltre all’obbligo di acquistare un’auto elettrica, per diventare completamente sostenibili i cittadini europei dovranno cambiare molte cose.
Il Primo Ministro inglese, Rishi Sunak, ha fatto delle dichiarazioni molto forti, che fanno pensare a un cambio di idea sul perseguire la transizione ecologica.
Partendo dal comparto auto, ha spostato al 2035 lo stop a quelle a benzina e diesel, dopo che il suo predecessore lo aveva addirittura ipotizzato per il 2030.
Tecnicamente, cambiare milioni di auto in pochi anni è davvero molto complicato. In primis economicamente, perché non tutti hanno il denaro sufficiente per adeguarsi. E poi perché comunque anche a livello strutturale siamo piuttosto indietro. Ma non è tutto qui.
Le dichiarazioni di Rishi Sunak, nel suo discorso a Downing Street riguardano la necessità di una maggiore chiarezza nell’informare il pubblico su come la transizione green influenzerà le loro vite quotidiane. Forse le persone, nonostante abbiano maturato ampia sensibilità nei confronti della protezione dell’Ambiente, non capiscono bene quale sarà l’impatto dei dictat europei. Oltre al discorso delle auto a motore, ad esempio, c’è anche quello di altre misure, che per il momento sono state bloccate nel Regno Unito.
Sunak ha infatti eliminato alcune opzioni, come ad esempio:
In pratica, la transizione green è per lo più un prezzo che dovranno pagare i cittadini, Non dimentichiamoci che le normative colpiranno ben presto anche gli immobili, e che si temono ripercussioni pesantissime per chi non ristruttura la casa: non ci sarà il divieto di vendere o affittare un immobile di classe energetica bassa, ma di fatto il mercato immobiliare li escluderà a priori.
In Italia, al momento, tutto sembra tacere perché il nostro Paese sta affrontando ben altri problemi: la povertà è arrivata ai massimi livelli, molte famiglie non possono permettersi né un’auto elettrica né un impianto fotovoltaico, e il sogno green sembra sempre più lontano. Chissà che le mosse politiche di Sunak non siano solamente l’inizio della distruzione del castello di carta che aveva costruito l’UE.
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