Poste Italiane vuole pagare il doppio dei Buoni Postali del 2015 che dovrebbero valere il triplo. Cosa fare da cliente dell’azienda?
Citare in giudizio Poste Italiane può essere utile per recuperare i propri soldi? Ecco il caso esempio di riferimento.
Un lettore ha segnalato un problema. “Dal 2015 ho dei Buoni che non posso cambiare perché Poste Italiane nonostante la segnalazione sui Buoni del triplicarne il valore alla scadenza – vuole pagarli il doppio“. Come può procedere il cittadino?
Per rispondere prendiamo spunto da un vecchio caso simile. Una signora di Frascati in data 5 marzo 2001 ha sottoscritto insieme alla madre tre Buoni Postali serie AF per un importo di 5 milioni di lire ciascuno. Le condizioni economiche riportavano “L’Importo raddoppia dopo 9 anni e sei mesi e triplica dopo 14 anni al lordo delle ritenute erariali. Se riscosso prima matura gli interessi lordi del Buono ordinario meno mezzo punto“.
I Buoni in questione avevano una correzione a penna AA1 senza timbri o firme. Alla scadenza, nel 2015, la titolare si è recata presso Poste Italiane per recuperare gli importi promessi ma l’azienda ha negato il rimborso della somma triplicata applicando le condizioni svantaggiose della serie AA1.
La signora ha consultato il legale della Consulta Giuridica di AECI ROMA SUD per poi citare in giudizio Poste Italiane. La sentenza ha condannato Poste Italiane a rimborsare i titoli secondo le iniziali condizioni economiche e a pagare le spese di lite.
Al lettore consigliamo, dunque, di citare in giudizio Poste Italiane essendo il suo caso simile a quello presentato.
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