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Le munizioni all’Uranio inviate in Ucraina sono state distrutte: arriva un’ondata radioattiva?

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Le notizie di queste ultime ore sono molto preoccupanti. Un deposito di munizioni all’uranio inviate all’Ucraina è stato distrutto e si temono gravi conseguenze.

L’esplosione di un centro di stoccaggio di armi all’uranio impoverito, inviate dal Regno Unito all’Ucraina, potrebbe causare un disastro ambientale e sanitario.

InformazioneOggi

Le armi ad uranio, com’è intuibile, hanno a che vedere con le radiazioni e con i pericoli da esse derivanti. Vengono utilizzate poiché particolarmente efficaci nel distruggere carri armati e mezzi blindati. Ma ovviamente per loro stessa natura sono molto pericolose per l’ambiente e la salute umana.

Eppure, pur di vincere una guerra, i Governi non si fanno scrupoli ad usarle. E tutto questo mentre, i medesimi Governi, proclamano al popolo che debbono cambiare abitudini, rinunciare ad alcune “comodità”, eliminare dalle proprie case il Gas e passare ai pannelli fotovoltaici in nome della salvaguardia del Pianeta. Un controsenso che è davvero difficile da comprendere.

Sono molti i Paesi che producono o hanno a che fare con le armi all’uranio: Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Israele e Brasile. L’Italia è coinvolta “indirettamente”, nel senso che molte banche nostrane hanno effettuato in passato – non si sa se affari di questo tipo siano ancora in essere – finanziamenti e prestiti a favore delle aziende che producono queste armi, come le statunitensi Allianz Techsystems (ATK), la General Dynamics Ordnance and Tactical Systems e la GenCorp.

Le armi, dunque, sono sempre state prodotte, continuano a essere inviate in tutto il mondo e la produzione non cessa mai, anzi è in aumento. Le “colpe”, possono ricadere via via su chi le usa, ma è ovvio che a perdere, poi, siamo tutti quanti. In fatto di vite umane, direttamente e indirettamente.

Perché gli ultimi eventi rischiano di ricaderci addosso, letteralmente, in tutta la loro tragicità. Ecco cosa è successo.

Bombardamento distrugge deposito di munizioni all’Uranio inviate in Ucraina, arrivano le radiazioni?

La notizia dell’esplosione al deposito di armi all’uranio ha fatto in poche ore il giro del mondo. In un primo momento, dopo l’annuncio da parte del capo del Consiglio di Sicurezza russo, Nikolai Patrushev, sulla distruzione delle armi, la preoccupazione era volta a capire se la nube conseguente allo scoppio potesse essere radioattiva.

L’allarme è rientrato poco dopo, quando la verifica sui dati di un aumento delle radiazioni in Polonia ha accertato che si trattasse di documentazione antecedente all’esplosione.

Per adesso il pericolo è scongiurato, ma questi ultimi fatti dovrebbero far riflettere tutti i Paesi coinvolti nella guerra (direttamente o indirettamente) che non è a suon di bombe che si risolvono i conflitti, ma con la diplomazia. Diplomazia che, almeno fino ad oggi, sta fallendo miseramente, come si evince dai risultati degli incontri di Zelensky con i vari premier europei.

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