Il reddito di cittadinanza si avvia ai titoli di coda ma fa ancora parlare di sé per una vicenda giudiziaria, che potrebbe costituire un importantissimo precedente
Il reddito di cittadinanza, com’è noto, non ha mai convinto tutti ed anzi ha costituito finora argomento di dibattito e scontro politico.
Se è vero che tra pochi mesi sarà rivoluzionato per fare posto alla nuova Misura di Inclusione Attiva – MIA, che avrà requisiti più stringenti, è altrettanto vero che almeno per il momento la sua applicazione continua, pur con non poche polemiche alla luce dei vari casi di cronaca che – nel corso del tempo – hanno portato alla luce abusi ed irregolarità di vario tipo.
Recentemente però ecco la sentenza controcorrente, che dà ragione al furbetto di turno e percettore del reddito di cittadinanza: in buona sostanza, secondo il giudice aggirare le regole non è più reato, ed anzi con provvedimento è stata disposta l’assoluzione dell’imputato.
Vediamo allora più da vicino la vicenda che ha portato a questo inaspettato esito, il quale getterà sicuramente ulteriore benzina sul fuoco nel persistente dibattito sul reddito di cittadinanza.
Il fatto potrà sembrare un caso eccezionale, ma – come accennato – è la sentenza del magistrato che ha fatto scalpore. Protagonista un cittadino pregiudicato che non aveva reso noto all’Inps di essere stato arrestato – ciò comporterebbe la perdita del beneficio – continuando invece ad incassare il sussidio. Ci si potrebbe certamente chiedere com’è possibile che un magistrato lo abbia assolto, e su quale motivazione.
Il perché è presto spiegato. Abbiamo accennato sopra al fatto che il reddito di cittadinanza sarà presto sostituito dalla MIA e proprio in questo si trova il ‘terreno’ normativo che ha portato all’assoluzione. Il Governo infatti, nell’abrogare le regole che disciplinavano il RdC ha abrogato anche le collegate sanzioni, comprese quelle contestate anteriormente alla fine della misura – che ricordiamo essere attiva ancora per alcuni mesi.
Ecco perché il tribunale di Asti, nei giorni scorsi, è stato di fatto costretto ad applicare il nuovo quadro normativo, con la conseguenza di dover assolvere un cittadino che si era dimenticato di rendere noto all’Inps di esser stato arrestato e recluso, per scontare una condanna definitiva ad un anno per lesioni e porto abusivo di oggetti atti ad offendere.
Se ciò in precedenza generava la decadenza automatica dal sussidio e l’attribuzione di una responsabilità penale, oggi tecnicamente il fatto non costituisce (più) reato.
Il capo d’imputazione era legato alla violazione di una delle regole, che obbliga i beneficiari a comunicare tutte le possibili variazioni della propria condizione personale. Essa è infatti rilevante per il conseguimento del contributo dello Stato contro la povertà e la disoccupazione.
In particolare l’accusa contestava alla persona arrestata e reclusa il reato di indebita percezione. Tuttavia come accennato sopra, il Parlamento abrogando le regole sul reddito di cittadinanza, ha abrogato anche quelle con le collegate sanzioni.
Il nuovo scenario normativo ha permesso così l’escamotage: gli avvocati difensori del percettore non a caso si erano chiesti della possibilità di una condanna per un fatto non più previsto dalla legge come reato, anche se in via posticipata. Ebbene, la soluzione è giunta dal giudice prima ancora della richiesta di pena da parte della Procura della Repubblica, perché appunto il fatto non costituisce reato. La sentenza di assoluzione ha perciò ‘salvato’ il recluso da una ulteriore incriminazione.
In questo articolo abbiamo visto il perché di questa sentenza all’apparenza senza una giustificazione: la vicenda peraltro si riferisce anche al nucleo familiare del percettore, che aveva potuto contare sulla tessera del reddito di cittadinanza per altri 5 mesi – percependo il sussidio con l’aggiramento di regole poi abrogate. Ma il punto è anche che, pur in attesa delle motivazioni del giudice, appare già ora del tutto chiaro che si è deciso di applicare la legge del 2022 che ha abrogato reddito di cittadinanza e sanzioni per violazione delle regole.
Ecco allora uno spiraglio ad un precedente giudiziario di assoluto rilievo, perché potrebbe condurre all’assoluzione di non pochi cittadini imputati per appropriazione indebita del reddito, che verrebbero oggi assolti per decadenza della disciplina in materia.
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