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Pensioni

In pensione di vecchiaia anche se ti mancano pochi contributi, la soluzione prevista dall’INPS

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La pensione di vecchiaia presenta requisiti non troppo rigidi ma che non sempre sono alla portata di tutti i lavoratori. Che fare se c’è un buco contributivo pari ad un anno?

La pensione potrebbe apparire come un miraggio per molti lavoratori, alle prese con carriere discontinue, occupazioni precarie e buchi contributivi più o meno consistenti.

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Tuttavia esistono dei percorsi che agevolano l’uscita dal mondo del lavoro come, ad esempio, quota 103, Opzione donna o l’Ape sociale.

Non solo. A ben vedere esiste anche un modo, che non tutti conoscono, il quale permette di andare in pensione versando poco più di 500 euro mensili in 4 rate trimestrali. Potrebbe sembrare in apparenza impossibile, ma così non è. Di seguito approfondiremo l’argomento in modo da sgomberare il campo da ogni possibile dubbio. I dettagli.

Pensione con poco più di 500 euro mensili, il contesto di riferimento e l’ipotesi tipica della pensione di vecchiaia

Per non pochi lavori, superata una certa età, il pensiero fisso diventa il traguardo della pensione. E ciò specialmente se un lavoratore vede i suoi amici coetanei andare in pensione o esserlo già da qualche anno. Ebbene, se è vero che dopo tanti anni di duro lavoro l’avvicinarsi del momento dell’agognata pensione produce sempre non poca emozione, è altrettanto vero che non di rado il lavoratore si rende conto di non aver accumulato sufficienti contributi.

Ma non bisogna demoralizzarsi o farsi prendere dal panico o dalle preoccupazioni. Infatti  c’è una via d’uscita per poter uscire dal lavoro una volta raggiunta l’età per la pensione.

L’esempio classico che qui facciamo è quello relativo ai requisiti per la pensione di vecchiaia, ovvero 67 anni di età anagrafica compiuti nel 2024 e l’ottenimento di almeno 20 anni di contributi regolarmente versati. Detti requisiti valgono sia per gli uomini che per le donne e per tutti i lavoratori, siano essi subordinati, pubblici e privati, oppure autonomi (artigiani, commercianti ecc.).

Al lavoratore è concessa elasticità, se pensiamo ad esempio alla possibilità di sommare i contributi da lavoratore dipendente con quelli da lavoratore autonomo per il conseguimento dei 20 anni di contributi. Inoltre il requisito anagrafico corrispondente ai 67 anni di età resta immutato fino al 2026.

Potrebbero apparire come i requisiti più ‘agevoli’ da ottenere in confronto ad altri meccanismi di pensionamento – come Quota 103 – ma è vero che il requisito contributivo potrebbe non essere soddisfatto: che succede in questi casi e come risolvere la situazione? Ebbene, come accennato all’inizio esiste una sorta di escamotage per garantirsi l’accesso alla pensione anche nel caso manchi un anno di contribuzione per raggiungere la quota minima di 20. Si tratta del ricorso ai contributi volontari.

I contributi volontari come strumento ‘ponte’ per il conseguimento del requisito pensionistico

Come abbiamo accennato, i requisiti per avere accesso alla pensione di vecchiaia sono il raggiungimento di 67 anni di età e la sussistenza di almeno 20 anni di contributi previdenziali. Si tratta di una situazione che si confermerà anche per il prossimo anno. Attenzione però perché per quanto attiene al calcolo degli anni di contributi utili al raggiungimento della pensione, oltre ai contributi effettivi da lavoro – e versati dunque in costanza di rapporto di lavoro – sono considerati nel conteggio anche quelli figurativi, da riscatto e volontari.

Ecco perché, almeno entro certi limiti, proprio la contribuzione volontaria può essere utilissima per colmare l’estratto conto contributivo e raggiungere la fatidica soglia di accesso alla pensione di vecchiaia.

Il caso citato all’inizio può essere così risolto: chi nel 2024 compirà 67 anni, ma può contare soltanto su 19 anni di contributi versati, potrà pensare al versamento dei contributi volontari di tasca propria. I contributi volontari Inps sono infatti dei contributi pensionistici pagati all’ente dal lavoratore invece che dal datore di lavoro. A conti fatti sarà sufficiente pagare versare poco più di 500 euro al mese, ovvero 536 per la precisione in 4 rate trimestrali, per toccare il traguardo pensione di vecchiaia nel 2024 – altrimenti impossibile da conseguire.

I costi dell’operazione

Come accennato, i versamenti per i contributi volontari devono essere corrisposti ogni trimestre e ciò vuol dire che ogni tre mesi deve essere pagata una rata di 1.608 euro circa. Le date da segnare sul calendario sono ovviamente quelle della scadenza delle rate, ovvero il 30 giugno, il 30 settembre, il 31 dicembre ed il 31 marzo.

Chiaro che, onde garantirsi l’accesso alla pensione nel 2024, è preferibile allora fare quanto prima richiesta ad hoc di versamento dei contributi volontari, presso l’istituto di previdenza. E in ipotesi di esito positivo sarà possibile colmare il buco contributivo per agguantare la pensione di vecchiaia il prossimo anno.

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