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Auto elettriche, dato allarmante: in Italia sono un fallimento

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Le auto elettriche non sono apprezzate alle nostre latitudini, ma in pochi conoscono i dati di vendita. Ecco come stanno, realmente, le cose.

D’ora in avanti si può parlare, apertamente, di crisi del mercato elettrico delle auto. Le vetture alla spina sembrano essere detestate anche da chi potrebbe permettersi, economicamente, l’acquisto e i costi di ricarica. Si è partiti da un presupposto anomalo, ovvero che un’imposizione dall’alto sarebbe dovuta essere accolta in modo entusiasta dagli automobilisti.

Auto elettriche (Adobe Stock)

La concezione è stata più semplicistica del dovuto, considerato che la stragrande maggioranza di chi possiede una somma ingente per l’acquisto di una EV sono gli stessi che fino ad oggi hanno sempre e solo guidato potenti macchine a benzina o diesel e anche con estremo piacere. Quindi non si tratta solo di una questione legata al prezzo stratosferico delle 100% elettriche, ma anche di un fattore inerente la mentalità.

Di certo non si può paragonare un italiano ad un olandese o svedese in materia di automobili. Non a caso i marchi nostrani più celebri sono per veri petrolhead. Lamborghini, Ferrari ma anche Lancia con i suoi fasti nel Rally sino alle potenti Alfa Romeo, senza dimenticare i modelli pepati della FIAT e Abarth. La mentalità non cambierà con un obbligo europeo. Dal 2035, in teoria, non dovrebbero essere più vendute auto con motori termici ma anche GPL, metano e ibride. I rivali della Lamborghini hanno svelato il nuovo SUV V8: guardate che bestione.

Per di più è anche il momento meno propizio per un cambio epocale. Si tratta, infatti, di un periodo storico nel quale tutti i Paesi europei (chi più, chi meno) sono finiti in una crisi impressionante. Tre anni di pandemia, sommati agli effetti dell’invasione russa in Ucraina, hanno generato un’inflazione mai toccata in precedenza, facendo cambiare priorità anche agli ecologisti più convinti.

Auto elettriche, questione di portafoglio?

In una Nazione come la nostra in cui il 77%, secondo alcuni dati presentati qualche tempo fa dalla Banca d’Italia, non supera sul conto corrente di 12.500 € diventa difficile immaginare come la stragrande maggioranza della popolazione possa lanciarsi nel panorama delle EV. A livello infrastrutturale le città sono ancora sprovviste una rete estesa di colonnine pubbliche, tali da spingere gli italiani alla svolta epocale.

Prima di fare una investimento di tale portata, i risparmiatori hanno dato una occhiata al mercato dell’usato e al prezzo di sostituzione delle batterie e quanto è emerso non è confortante. Per di più, anche se l’intero Paese, dovesse decidere di acquistare una vettura elettrica non si risolverebbero, ovviamente, tutti i problemi di inquinamento che sono dettati per lo più dalle industrie e da altre piaghe.

Neanche gli ecobonus sono riusciti a trainare un mercato che, ad oggi, in Italia è completamente fermo. La crisi dei componenti ha fatto il resto ma di base le vetture elettriche non piacciono. I dati, oramai, parlano chiaro e il rischio è che in Italia si crei il cosiddetto effetto Havana. Se siete stati a Cuba saprete perfettamente come sul territorio girano auto storiche e solo un risicato numero di automobili moderne. Vuole comprare una Ferrari, ma in concessionaria gli ridono in faccia: ecco il motivo.

EV, numeri in picchiata in Italia

Ad oggi chi acquista una macchina elettrica può essere considerato un “early adopter”, ovvero un soggetto che adatta le proprie abitudini alle caratteristiche del mezzo. Con i rincari dell’energia, inoltre, una ricarica elettrica non è così economica come qualche tempo fa. L’Italia, infatti, è diventato il quarto Paese europeo dove una ricarica viene a costare di più, alle spalle solo di Danimarca, Belgio e Germania.

Per tutti questi motivi nel 2022 la percentuale di auto elettriche vendute è stata inferiore all’anno prima. I dati ufficiali del 2022 hanno messo in mostra che le EV hanno avuto 49.536 preferenze fra gli automobilisti italiani, pari al 3,7% (-0,9% rispetto al 2021). Il dato, forse, sarà destinato a crescere, ma per ora è una vera miseria.

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