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Pesto alla Genovese impestato di pesticidi, i marchi più famosi sono i peggiori

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Il Pesto alla Genovese in barattolo è stato oggetto di alcuni test ed è davvero terribile ciò che è emerso. Ecco i dettagli.

L’indagine sulla qualità dei condimenti pronti l’ha svolta una rivista svizzera per i consumatori, la K-Tipp.

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Che le salse e sughi industriali non siano eguagliabili a quelli freschi potevamo immaginarlo facilmente. Ma quando andiamo al supermercato crediamo di acquistare prodotti buoni e sicuri, anche se colmi di conservanti o aromi artificiali. Ma nel caso del Pesto alla Genovese – e chissà di quanti altri prodotti, viene da pensare – siamo molto oltre.

Ciò che hanno trovato gli esperti della K-Tipp è qualcosa di inquietante. Certo, le etichette sono a norma di Legge, così come la quantità delle sostanze. Ma non è confortante sapere che mentre ci gustiamo un piatto di pasta al Pesto rischiamo di accumulare “veleni” e sostanze genotossiche.

Anche se industriale, un Pesto degno di questo nome dovrebbe contenere pochi e semplici ingredienti: basilico, pinoli, parmigiano, pecorino, olio evo e sale. Invece all’interno delle “formulazioni” troviamo molto spesso patate, bambù, mais, latticello, zucchero, sorbato di potassio e aromi vari. Servono per “aggiustare” la consistenza e l’aspetto finale del prodotto, che alla fine risulta troppo “lavorato”. E sappiamo bene come gli alimenti super processati siano considerati fattore di rischio per l’insorgenza dei tumori.

Ma non è, purtroppo, tutto qui. Andiamo a scoprire cosa hanno trovato nei più famosi marchi di Pesto. L’indagine ha coinvolto brand venduti in Svizzera, ma che si trovano anche da noi in tutti i supermercati.

Pesto alla Genovese impestato di pesticidi, i marchi più famosi sono i peggiori

Gli esperti della K-Tipp hanno analizzato ben 14 marchi famosi di Pesto alla Genovese, e solamente 3 se ne sono salvati. 5 sono stati addirittura giudicati “pessimi” perché colmi di sostanze – seppur nei limiti di legge – altamente nocive per l’uomo.

Lo staff di K-Tipp ha riscontrato 9 tipi di fungicidi in 10 Pesti, quindi praticamente in quasi tutti quelli analizzati. Alcuni di essi, come azoxystrobin, dimetomorfo e mandipropamide sono considerati altamente dannosi per l’ambiente.

Nella relazione originale troviamo anche le seguenti considerazioni. “Alcuni dei pesticidi contenuti nei sughi al pesto non sono solo pericolosi per l’ambiente, ma anche per le persone. 8 dei 14 prodotti testati contenevano piraclostrobina altamente tossica. Secondo il database dei pesticidi dell’Università dell’Hertfordshire (Regno Unito), su questa sostanza c’è massima allerta in quanto può danneggiare la riproduzione e lo sviluppo umano“.

Andiamo adesso a vedere marchio per marchio come sono stati giudicati e cosa è emerso.

  • Pesto a marchio “Sapori d’Italia” – contiene propamocarb, un fungicida considerato neurotossico e interferente endocrino
  • Pesto a marchio “Naturaplan” – contiene alte concentrazioni di nitrati e piccole quantità di cadmio.
  • Il Pesto a marchio “De Cecco” è risultato tra i migliori.
  • Pesto “Agnesi” arriva alla sufficienza, mentre tra i marchi peggiori troviamo il pesto a marchio “Sapori d’Italia” e “Barilla” con la variante “Basilico Genovese Dop”.

Ripetiamo che i valori riscontrati durante le analisi rientrano nei limiti di Legge. Tra l’altro, anche negli anni passati erano emersi questi dati; l’unica differenza è che il marchio De Cecco ha migliorato la qualità rispetto ai prodotti analizzati precedentemente.

I produttori di questi alimenti industriali si difendono dichiarando di rispettare la Legge, ed è vero. Affermano anche che il Basilico, essendo una pianta sensibile ai Funghi, è altamente trattata “per default”.

Allora forse vale la pena riflettere un attimo. Anche se ciò che acquistiamo al supermercato è “a norma”, di sicuro un’agricoltura come quella attuale non è esente da lati oscuri e dinamiche che non fanno bene né all’ambiente né all’uomo. E che solamente cambiando alcune abitudini potremmo assicurarci una maggior salute.

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