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Pensioni

Pensione più alta? È possibile l’assegno in questo modo ma non tutti i pensionati lo sanno

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La pensione è un assegno economico mensile finanziata dai contributi che un lavoratore versa all’INPS o a un fondo previdenziale.

Non tutti sanno che la misura che si identifica con il nome pensione nasce nel 1898 come tutela previdenziale. Era la Cassa nazionale di previdenza, dove gli iscritti versavano i contributi, a erogare una rendita ai lavoratori purché avessero raggiunto determinati requisiti.

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Solo qualche anno più tardi, nello specifico nel 1919, la pensione diventa obbligatoria con l’istituzione della Cassa nazionale per le assicurazioni sociali. Oggi è Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) a gestire i trattamenti pensionistici e previdenziali. Inoltre, negli anni il concetto di pensione è cambiato così come le tipologie e i requisiti. Riguarda ai primi, possiamo affermare che due sono le tipologie di pensionamento: vecchiaia e anticipata. Per entrambi è necessario che i lavoratori siano in possesso di requisiti specifici.

Pensione più alta? È possibile l’assegno in questo modo ma non tutti i pensionati lo sanno

Al momento del pagamento della pensione molti lavoratori si rendono conto che l’assegno non è alto come prevedevano. È il caso di un lettore che chiede agli Esperti di InformazioneOggi una spiegazione su questo argomento:

Salve. Credo di ricevere un assegno di pensione con importo sbagliato. Confrontando il cedolino con mia sorella ho notato che nel mio mancano alcune voci presenti invece nel suo. Come rimediare?”.

Il dubbio è legittimo perché ci sono delle norme previdenziali che spesso sono sconosciute ai pensionati e che, per questo motivo, non sfruttano. Negli ultimi anni, alcuni sindacati hanno attivato campagne di iniziative per aiutare i pensionati a far riconoscere i loro diritti.

I diritti inespressi è uno dei maggiori problemi del sistema previdenziale italiano perché sono i diritti che i pensionati non sanno di avere e che quindi non richiedono. Come mai succede? perché si tratta di diritti che l’INPS non eroga autonomamente ma e il pensionato che li deve richiedere. Di conseguenza, richiedendo anche questi diritti l’assegno della pensione diventerà più alto.

Diritti inespressi: ecco quali sono i più comuni

Tra il più comune diritto inespressi si segnala l’integrazione al trattamento minimo. Le pensioni con un assegno più basso perché gli anni di contributi versati sono pochi possono aumentare proprio con questo diritto.

Nella legge di Bilancio 2023 è presente una novità riguardo proprio agi importi degli assegni della pensione minima. In un primo momento il governo aveva pensato di alzare a 1.000 euro tutte le pensioni minime. Invece, con un rapido cambio di rotta ha deciso l’integrazione di 600 euro per le pensioni minime erogate agli over 75.

Anche le maggiorazioni sociali fanno parte dei diritti inespressi che un pensionato dovrebbe richiedere, purché rientri in un determinato limite di reddito. In questo caso si tratta di emolumenti aggiuntivi che aumentano la pensione rendendola più dignitosa. La quattordicesima mensilità fa parte di questa maggiorazione.

Infine, l’Assegno per il nucleo familiare (ANF) nel caso in cui il pensionato ha il coniuge a carico. Anche in questo diritto deve essere richiesto all’INPS perché non è erogato autonomamente.

Ricostituzione della pensione

Per poter usufruire dei diritti inespressi e degli emolumenti aggiuntivi il pensionato dovrà fare la domanda di ricostituzione della pensione. La domanda può essere fatta anche più volte durante la vita del pensionato.

La ricostituzione può essere fatta per due motivi: il primo è quello reddituale come nel caso di richiesta dei diritti inespressi; il secondo, contributivi se al pensionato non sono stati riconosciuti alcuni periodi contributivi. Insomma, con la ricostituzione il pensionato avrà il diritto a un assegno pensionistico più alto.

La procedura è abbastanza semplice. Il pensionato deve accedere (tramite SPID) alla propria area personale sul sito dell’INPS e scaricare il modello OBIS/M. Questo modello contiene tutte le voci attive e non attive del trattamento previdenziale. Si tratta di un documento molto simile alle buste paga del lavoratore. Inoltre, è possibile per i pensionati rivolgersi anche a un patronato per chiedere assistenza.

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