Siamo ai sondaggi politici di fine mese. Vi sono due certezze: da un lato la costante crescita di Meloni e Giuseppe Conte, veri duellanti della partita politica del Paese, dall’altro, la perenne decadenza del Partito Democratico e di Matteo Salvini.
I dati Ipsos parlano chiaro, Lega e Forza Italia pagano dazio e non sembrerebbero alleati all’altezza di FdI.
Lampante l’esito dell’ultima inchiesta di Ipsos elaborata per il Corriere della Sera. I rapporti di forza tra le due opposte coalizioni, a 60 giorni di distanza dalla tornata elettorale, sembrerebbero a questo punto stabilizzati, sebbene non manchino novità e colpi a effetto.
Nel versante della maggioranza di governo pare sia incontenibile l’ascesa di Giorgia Meloni. Il balzo di Fratelli d’Italia è incredibile: il partito della premier sarebbe passato dal 26% delle politiche all’odierno 31,4% stimato dall’indagine.
Punti sottratti perlopiù ai danni degli alleati: Berlusconi e Salvini pagano dazio a colei che avrebbero voluto in qualche modo pilotare. Nella fattispecie si attesterebbe a dir poco inconvertibile il tramonto di Matteo Salvini che, in principio di 2023, si andrà a giocare gran parte della sua egemonia nel Carroccio nella circostanza della tornata elettorale in Lombardia.
Prendendo in considerazione anche Noi Moderati, i sondaggi politici vedono in ogni caso la coalizione all’Esecutivo allargare il proprio consenso. Una crescita che, come visto, si deve solamente al partito della Meloni. Gli altri sono ormai sul lastrico.
Altro assoluto protagonista dei sondaggi politici di Ipsos è senza dubbio il Movimento 5 Stelle. I pentastellati si confermano in maniera stabile secondo partito politico italiano, unico vero e autentico vessillo di un’opposizione in parte decadente e in parte ambigua. L’ex premier Giuseppe Conte del resto avrebbe compiuto il fatidico sorpasso nei riguardi del Partito Democratico.
I dem sembrerebbero ormai l’ombra di se stessi: ed è tal ragione che pare abbia convinto Enrico Letta a decidere per l’anticipazione delle primarie per la segreteria di almeno un mese, fissandole allora per febbraio.
Per comprendere suddetta urgenza basterebbe osservare i risultati emersi dall’inchiesta: i dem avrebbero visto sottrarsi voti e consensi anche da Alleanza Verdi-Sinistra e da Unione Popolare, il partito che vede alla sua guida Luigi De Magistris.
Segnerebbe una frenata anche il Terzo Polo, Calenda e Renzi avrebbero smarrito un punto percentuale rispetto alle politiche di settembre. Il confine tra buon senso e ruffianeria (o ambiguità) è labile, talvolta non paga.
Azione-Italia Viva si pone da settimane in mezzo al guado, tra un apprezzamento a Giorgia Meloni e una collaborazione con il Partito democratico come per la circostanza delle elezioni regionali nel Lazio.
La situazione dalle parti del centrosinistra sarà maggiormente comprensibile solamente a seguito delle primarie del Partito Democratico.
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