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Peste suina africana, in Italia l’allarme non si ferma: siamo arrivati a 156 casi mentre il Vietnam crea il vaccino

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La peste suina africana non ferma la sua avanzata in Italia; i casi conteggiati sono 156 prevalentemente nel Lazio, in Piemonte e Liguria. Nel frattempo il Vietnam trova il vaccino.

Continuano i contagi da peste suina africana nella nostra penisola. La situazione comincia ad essere allarmante per gli animali.

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Una malattia che da qualche settimana imperversa in Italia. “Un’altra” penseranno in molti sottovalutando il problema dato che ormai sembra che le epidemia si diffondano rapidamente – il riferimento è all’epatite acuta nei bambini e al vaiolo delle scimmie oltre, naturalmente, al Covid. Ora si tratta di peste suina africana, patologia che attacca maiali e cinghiali il cui virus è capace di resistere per molto tempo nella carne anche successivamente al congelamento. I casi accertati nella nostra penisola sono 156 in Piemonte, Liguria e nel Lazio (ultimi 19 casi rilevati a Roma e vicino Rieti). Dal momento della notizia sono state diffuse indicazioni su come evitare il contagio e le Autorità hanno messo in atto strategie per arginare il fenomeno ma, al momento, il problema persiste.

Peste suina africana, il problema è reale

Gli accertamenti hanno dimostrato che è stato l’uomo a portare la peste suina africana in Italia e le possibile cause sono svariate. Il trasporto delle merci e dei prodotti nel porto di Genova e l’ingestione da parte dei cinghiali che vivono vicino alle città di prodotti contaminati da animali infetti sono tra le ipotesi più probabili. Indipendentemente da cause e colpe, la peste è arrivata e il vero problema è la sopravvivenza del virus sia nella carne refrigerata (alcune settimane) sia nella carne congelata (per alcuni mesi).

L’ingestione, dunque, è una prima causa di contagio poi c’è il contatto con oggetti contaminati e usati dall’uomo a partire dall’abbigliamento indossato nei boschi, dalle ruote dei veicoli o dalle attrezzature agricole. Qual è la soluzione alla diffusione della peste? Il vaccino, naturalmente, e i vietnamiti si dicono molto soddisfatti della profilassi creata per i maiali e i cinghiali. L’obiettivo, ora, è la produzione e commercializzazione del vaccino anche all’estero in modo tale da evitare l’abbattimento di tanti altri animali. Il Vietnam si è interessato per primo della questione dato che lo scorso 2019 ha dovuto abbattere il 20% degli animali a causa dell’arrivo della peste.

“La scoperta del vaccino è una pietra miliare dell’industria veterinaria”

La peste suina africana è innocua per l’uomo ma altamente pericolosa per cinghiali e maiali. La diffusione è partita dall’Africa per arrivare in Asia e Europa mettendo a rischio la vita di tanti animali. Le statistiche indicano centinaia di milioni di maiali morti nel mondo. Si capisce, dunque, come l’arrivo del vaccino sia un segnale importante. Al momento sembra che l’immunità duri sei mesi, un periodo sufficiente per proteggere l’industria dell’allevamento dei maiali oltre alla produzione mondiale dei suini. Ora si attendono notizie sulla commercializzazione e la capacità di produzione del vaccino stesso dopo che la sua sicurezza è stata accertata.

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