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Riforma Pensioni a caro prezzo, si parla di 64 anni e 44 di contributi con lo zampino della Fornero

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La Riforma delle pensioni è in fase di stallo a causa della mancanza di accordo tra i sindacati sul DEF 2023. Quali sono le proposte del Governo?

Sono ancora in corso le trattative tra Governo e sindacati sulla Riforma delle pensioni. Nell’ultimo mese, purtroppo, la guerra in Ucraina ha stravolto le priorità dell’Esecutivo, costretto ad accantonare, momentaneamente, il discorso relativo alla riforma.

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Secondo le dichiarazioni del Ministro del Lavoro Andrea Orlando, però, dopo l’approvazione del DEF è molto probabile che si riprenda il discorso sulle pensioni.

Riforma delle pensioni: a che punto è il Governo?

È da circa due anni che si discute sulla riforma delle pensioni, in attesa di una soluzione che metta d’accordo tutte le parti. Già con la Legge di Bilancio 2022 erano state introdotte delle modifiche, come le proroghe dell’Opzione Donna e dell’APE Sociale e la Quota 102.

Si sperava, dunque, nella Manovra 2023 per regolare tutti gli altri aspetti relativi alle pensioni, ma la crisi russo-ucraina ha cambiato i piani del Governo. Entro la fine dell’anno, tuttavia, si attende una legge previdenziale in  grado di chiarire i numerosi aspetti ancora problematici, quali le future pensioni dei giovani, il sistema contributivo e, soprattutto, le regole della flessibilità in uscita.

Flessibilità in uscita: l’obiettivo primario della riforma delle pensioni

Il tema più dibattuto è, senza dubbio, quello relativo all’uscita anticipata dal mondo del lavoro. Si pensa, infatti, ad una revisione del requisito dei 67 anni per la pensione di vecchiaia e, in relazione a quella anticipata, di quello dei 42 anni e 10 mesi per gli uomini e di 41 anni e 10 mesi per le donne.

Dal 2022, oltre alla possibilità di pensione anticipata prevista dalla riforma Fornero, il lavoratore ha a disposizione anche altri mezzi per la fuoriuscita dalla realtà lavorativa. In particolare:

  • Quota 102, in caso di almeno 64 anni di età e 38 anni di contributi;
  • Opzione Donna, per le lavoratrici dipendenti e autonome, nell’ipotesi di 35 anni di contributi e 58 o 59 anni di età, maturati entro il 31 dicembre 2021;
  • APE Sociale, se si hanno 63 anni di età e 30 anni di contributi, per disoccupati di lunga durata, caregiver e lavoratori con disabilità pari almeno al 74%. Sono necessari, invece, 63 anni di età e 36 anni di contributi nel caso di lavoratori addetti a mansioni usuranti.

Una possibile soluzione per la pensione anticipata

L’introduzione di una legge articolata che riformi il sistema pensionistico è fortemente sostenuta dai sindacati. Si è svolto un primo incontro tra Cgil, Cisl e Uil e Governo, ma non è ancora stata trovata una soluzione che soddisfi tutte le parti.

Il Governo Draghi, infatti, ribadisce la necessità della salvaguardia del sistema contributivo, basato sulla correlazione tra contributi versati ed importo della pensione maturata, fissando il requisito per andare in pensione a 63 anni di età e 44 anni di contributi.  Tra l’altro, recentemente, l’ex Ministro Elsa Fornero ha dichiarato: “La flessibilità si paga. Se, dunque, si vuole andare in pensione prima dei 67 anni, bisogna accettare una pensione più bassa, non si può far ricadere il costo sulle generazioni future come è stato per Quota 100”.

Perché è fondamentale una vera riforma?

La speranza è quella di trovare un consenso unanime prima della presentazione del DEF (il Documento di Economia e Finanza); tuttavia la ristrettezza delle tempistiche rende tale possibilità poco plausibile.

Dunque, sembra allontanarsi l’ipotesi di un possibile inserimento di una griglia riguardante la Riforma Pensioni all’interno del Documento. Nel caso in cui non si riesca a raggiungere l’accordo in tempo utile, il DEF potrebbe includere soltanto una segnalazione dell’esigenza di una riforma delle pensioni entro la fine dell’anno.

Il pericolo è che, alla fine, non si riesca ad escogitare un rimedio. La conseguenza, dunque, sarebbe optare per una semplice riproposizione di soluzioni temporanee, come una nuova proroga delle misure già adottate per il 2022 (ad esempio in relazione ad Opzione Donna).

I sindacati, quindi, sperano nella volontà, da parte dell’Esecutivo, di lavorare per una vera a propria riforma delle pensioni.

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