Cashback fiscale, il governo è convinto che si tratti di una misura fondamentale per il futuro e discute in questi giorni su come applicarlo. Vediamo nel dettaglio.
Il governo continua a lavorare per trasformare in realtà il cashback fiscale. Nelle ipotesi formulate sino adesso dall’esecutivo sul tema, l’idea è quella di applicarlo inizialmente soltanto per le spese socio sanitarie.
Superata questa prima fase, si potrà pensare di estenderlo successivamente anche ad altri ambiti della nostra vita sociale, come ad esempio spese universitarie o premi assicurativi.
Si tratta oltretutto di una proposta avanzata anche dalla Commissione Anagrafe tributaria di Camera e Senato. Questa infatti lo scorso 12 Gennaio 2022, ha presentato un documento intitolato “Indagine conoscitiva sulla digitalizzazione e interoperabilità delle banche dati fiscali”, in cui ha insistito sulle necessità di digitalizzare anche il sistema di pagamento delle tasse per i cittadini.
Con il termine cashback fiscale fiscale infatti si intende proprio questo, ovvero la possibilità di poter accreditare tasse, ma anche detrazioni fiscali, direttamente sui conti corrente dei contribuenti italiani. Per i cittadini, si capisce bene come un primo vantaggio immediato sarebbe quello di poter monetizzare in modo molto veloce gli sgravi fiscali spettanti dopo la compilazione della dichiarazione dei redditi.
In tal senso, il cashback fiscale si configurerebbe come una vera e propria alternativa per le detrazioni fiscali in dichiarazione dei redditi.
Ma trattandosi per il momento di una disposizione facoltativa, il cittadino dovrà comunicare al titolare della prestazione che riceve, se ad esempio è una visita sanitaria svolta da un medico, di voler pagare con la carta proprio per usufruire dei vantaggi del cashback fiscale offerto dallo Stato.
Ci sono però anche diverse criticità che potrebbero ostacolare la direzione che il governo intende intraprendere per rendere operativo il cashback fiscale il prima possibile. Resta ad esempio il problema della franchigia. Facciamo un esempio per capirci meglio. Per le spese sanitaria viene al momento riconosciuta dallo stato italiano una detrazione Irpef pari al 19 per cento della prestazione.
Ma per ingolfare troppo il sistema, molti chiedono che fino alla cifra di 129 euro, il cashback fiscale non venga ammesso, in modo da non creare troppi scompensi per quei professionisti che per cifre minime, preferiscono comunque essere pagati in contanti. Ci sarà poi da stabilire anche che tipo di cadenza periodica avranno questi rimborsi digitale, e se avranno ad esempio, base mensile o trimestrale.
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