Olio di oliva di qualità, 11 marchi su 30 non sono veri extravergine

Non ci si può più fidare di ciò che si compra. E questo vale anche per gli alimenti. In particolare, stiamo parlando della qualità dell’olio di oliva, tra i prodotti più utilizzati nella dieta mediterranea. Ebbene, a quanto pare, alcuni marchi di produzione vendono i loro prodotti sul mercato ad un prezzo non consono per il loro stato. Per essere ancora più chiari, questi sono venduti come olio di oliva “extravergine” quando in realtà non lo sono affatto. Si tratta, ovviamente, di una truffa bella e buona nei confronti dei consumatori. Costoro, credono di comprare un prodotto di una certa qualità, ma in realtà è di livello inferiore. L’indagine è partita da Altroconsumo.

Qualità dell’olio di oliva: davvero al supermercato troviamo i veri “extravergine”?

Secondo quanto emerso dalla ricerca di Altroconsumo, ben 11 marchi di olio di oliva su 30 non sono veri extravergine, ma di qualità inferiore. Questo vuol dire che un terzo era di qualità solo “vergine” e quindi declassato. L’indagine è cominciata analizzando vari campioni di olio di oliva ritenuto “extravergine” venduti nel mercato nostrano.

Da qui, i campioni sono stati sottoposti ad alcune analisi chimiche per assicurarsi se al loro interno ci fossero solventi oppure oli estranei. Fatto ciò, il livello successivo della ricerca si è occupato di tastare l’acidità dell’olio e la presenza di pesticidi.

Di seguito, si è passati alla prova di assaggio a sua volta suddivisa in ulteriori tre prove. La prova di assaggio è stabilita dalla legge italiana ed è l’unica in grado di definire se l’olio sia “extravergine” oppure no. Il test prevedeva degli assaggiatori ufficiali, riconosciuti dal Ministero, i quali hanno assaggiato tutti gli oli presi in considerazione.

Gli oli scartati, e quindi ritenuti dei falsi extravergine, sono stati assaggiati per una seconda volta. Per tale occasione, ci si è rivolti agli assaggiatori appartenenti al Consiglio oleicolo internazionale. In via definitiva, gli stessi hanno proceduto ad un terzo assaggio sempre degli stessi oli bocciati anche nella seconda prova.

I risultati emersi

I dati importanti da tenere in considerazione è che quest’ultimi si possono ancora usare in cucina. Più che altro, Altroconsumo aveva a cuore il portafogloi di chi li compra. Non si può far pagare al consumatore un prodotto definito di livello superiore quando, nella realtà dei fatti, non è così. L’etichetta la quale accerta che tali oli siano degli extravergine è allora fasulla. In realtà, si tratta solo di oli “vergine” e basta.

Inoltre, per quanto riguarda la presenza di pesticidi, per fortuna sono stati trovati dei residui di fitofarmaci in 11 campioni, di cui nessuno era biologico. Il livello dei residui trovati erano di sotto del limite previsto dalla legge.

I marchi declassati e i veri marchi extravergine

Iniziando dai primi, i famosi 11 oli non “extravergine” puri sono quelli prodotti da Costa d’oro l’extra, Cosa d’oro il biologico non filtrato e Pietro Coricelli 100% italiano. Seguono l’olio Dante terre antiche, Bertolli Gentile olio, Sasso classico e Carrefour classico. Infine, troviamo anche Primadonna (Lidl) classico, Cirio classico, Oleificio viola la Colombarda e Pietro Coricelli racconti di famiglia.

Al contrario, i marchi che producono il vero olio di oliva di qualità extravergine sono De Cecco classico e Monini Bios. E poi Conad verso Natura Bio, Clemente, Desantis classico e Carapelli Bio. Infine, Podere del Conte (Eurospin), Desantis 100% italiano e Carapelli il frantoio.

Dopo l’indagine di Altroconsumo, Il Codacons ci ha inviato:

Esposto con richiesta di riesame delle analisi sui lotti olio esxtravergine Altroconsumo e contestuale memoria Antritrust

nei confronti di


ALTROCONSUMO, Altroconsumo Edizioni srl – P.Iva 12581280158 con sede legale in via
Valassina 22, 20159 Milano – PEC: relazioni.istituzionali@pec.altroconsumo.it
-ai sensi dell’art. 27 del d.lgs. n. 206/2005 e dell’art. 6 della Delibera Agcm 1 aprile 2015, recante il
Regolamento sulle procedure istruttorie in materia di pubblicità ingannevole e comparativa, pratiche
commerciali scorrette, violazione dei diritti dei consumatori nei contratti, violazione del divieto di
discriminazioni, clausole vessatorie.
-per l’accertamento della eventuale illegittimità delle condotte come esposte:

PREMESSO CHE
1.- La rivista ALTROCONSUMO, ha pubblicato sulla Rivista mensile on line – 25 novembre
2021 – , un articolo su OLIO EXTRAVERGINE “ e i test svolti su alcune prescelte Aziende (30
prodotti) con marchi di olio di oliva extravergine


1a.-Questi test sono stati svolti sui seguenti prodotti come individuati e con gli esiti precisati:
CAMPIONAMENTO OLIO 2021 ALTROCONSUMO

DESANTIS CLASSICO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: amministrazione@pec.oleariadesantisspa.it
71 Qualità
ottima
Miglior
acquisto
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: UE
La nostra scelta in rapporto a qualità/prezzo
Prezzo medio 4,43 € a confezione

DESANTIS 100% ITALIANO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: amministrazione@pec.oleariadesantisspa.it
71 Qualità
ottima
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: Italia
Prezzo medio 6,13 € a confezione

DESANTIS CLASSICO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: amministrazione@pec.oleariadesantisspa.it
71 Qualità
ottima
Miglior
acquisto
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: UE
Prezzo medio 4,43 € a confezione

MONINI BIOS OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: monini@legalmail.it
78 Qualità
ottima
Migliore
del test
Biologico: Sì Formato: 0.75 L Luogo d’origine: Italia
Prezzo medio 8,34 € a confezione

MONINI CLASSICO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: monini@legalmail.it
66 Qualità
buona
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: UE
Prezzo medio 5,86 € a confezione

CLEMENTE OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: oleariaclemente@pec.it
75 Qualità
ottima
Biologico: No Formato: 0.75 L Luogo d’origine: Italia
Prezzo medio 9,32 € a confezione

CARAPELLI BIO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: carapelli@pec.carapelli.it
73 Qualità
ottima
Biologico: Sì Formato: 1 L Luogo d’origine: UE
Prezzo medio 8,14 € a confezione

CARAPELLI IL FRANTOLIO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: carapelli@pec.carapelli.it
71 Qualità
ottima
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: UE
Prezzo medio 5,41 € a confezione

PODERECARAPELLI ORO VERDE OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: carapelli@pec.carapelli.it
68 Qualità
buona
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: Italia
Prezzo medio 8,90 € a confezione

DEL CONTE (EUROSPIN) 100% ITALIANO BIOLOGICO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: uff.amministrazione_eurospin@postecert.it
73 Qualità
ottima
Biologico: Sì Formato: 0.75 L Luogo d’origine: Italia
Prezzo medio 4,79 € a confezione

CONAD VERSO NATURA BIO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: conad@legalmail.it
70 Qualità
ottima
Biologico: Sì Formato: 0.75 L Luogo d’origine: Italia
Prezzo medio 5,73 € a confezione

DE CECCO CLASSICO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: dececco@pec.dececco.it
70 Qualità
ottima
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: UE
Prezzo medio 5,64 € a confezione

DE CECCO 100% ITALIANO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: dececco@pec.dececco.it
64 Qualità
buona
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: Italia
Prezzo medio 8,46 € a confezione

FARCHIONI IL CASOLARE BIOLOGICO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: farchionioliispa@legalmail.it
67 Qualità
buona
Biologico: Sì Formato: 0.75 L Luogo d’origine: Italia
Prezzo medio 6,90 € a confezione

FARCHIONI ESTRATTO A FREDDO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: farchionioliispa@legalmail.it
65 Qualità
buona
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: UE
Prezzo medio 5,17 € a confezione

ZUCCHI BIO ESTRATTO A FREDDO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: zucchi@legalmail.it
62 Qualità
buona
Biologico: Sì Formato: 0.75 L Luogo d’origine: UE
Prezzo medio 7,37 € a confezione

COOP ORIGINE 100% ITALIANO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: segreteria@pec.coopitalia.coop.it
62 Qualità
buona
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: Italia
Prezzo medio 7,25 € a confezione

OLIO CARLI FRUTTATO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: oliocarli@legalmail.it
61 Qualità
buona
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: UE
Prezzo medio 9,80 € a confezione

SAGRA CLASSICO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: salovspa@salov-pec.com
60 Qualità
buona
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: UE
Prezzo medio 5,79 € a confezione

FILIPPO BERIO 100% ITALIANO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: salovspa@salov-pec.com
57 Qualità
media
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: Italia
Prezzo medio 8,40 € a confezione

COSTA D’ORO IL BIOLOGICO NON FILTRATO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: costadoro@pec.it
34 Qualità
bassa
Biologico: Sì Formato: 1 L Luogo d’origine: UE/Non UE
Prezzo medio 6,07 € a confezione

COSTA D’ORO L’EXTRA OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: costadoro@pec.it
29 Qualità
bassa
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: UE/Non UE
Prezzo medio 5,37 € a confezione

PIETRO CORICELLI 100% ITALIANO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: pietro.coricelli@pec.it
33 Qualità
bassa
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: Italia
Prezzo medio 9,13 € a confezione

PIETRO CORICELLI RACCONTI DI FAMIGLIA OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: pietro.coricelli@pec.it
31 Qualità
bassa
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: UE
Prezzo medio 5,24 € a confezione

BERTOLLI GENTILE OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: carapelli@pec.carapelli.it
33 Qualità
bassa
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: UE
Prezzo medio 5,41 € a confezione

CARREFOUR CLASSICO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: gsspa@legalmail.it
33 Qualità
bassa
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: UE
Prezzo medio 4,77 € a confezione

CIRIO CLASSICO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: ciriofinanziariasparoma@pecamministrazionestraordinaria.it
33 Qualità
bassa
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: UE
Prezzo medio 5,44 € a confezione

OLEIFICIO VIOLA LA COLOMBARDA OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: amministrazione@pec.olioviola.it
31 Qualità
bassa
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: UE
Prezzo medio 6,77 € a confezione

PRIMADONNA (LIDL) CLASSICO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: lidl_italia@legalmail.it
30 Qualità
bassa
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: UE
Prezzo medio 3,79 € a confezione

SASSO CLASSICO OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: carapelli@pec.carapelli.it
30 Qualità
bassa
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: UE
Prezzo medio 6,54 € a confezione

DANTE TERRE ANTICHE OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA
PEC: oliodantespa@pec.it
29 Qualità
bassa
Biologico: No Formato: 1 L Luogo d’origine: UE
Prezzo medio 6,31 € a confezione


1b.-La rivista ha dichiarato che “Sono 30 i campioni di olio extravergine di oliva analizzati. I test che
abbiamo effettuato si basano su una lunga serie di analisi chimiche e fisiche previste dalla normativa
europea, così come la valutazione organolettica (odore e sapore) che è stata realizzata da panel di
assaggiatori esperti” . E che “Lo produciamo, lo esportiamo, lo usiamo: l’olio Non tutti gli oli
extravergine d’oliva del nostro test sono stati promossi. Su 30 messi alla prova, in undici sono stati
riscontrati difetti legati alla qualità organolettica (aroma, gusto…), tali da impedirne la
classificazione come extravergine.

E anche se ALTROCONSUMO appare essere ben consapevole della peculiarità della prova cd
di “assaggio” il cd panel test , tanto da affermare che si tratta di
“Una prova effettivamente controversa: da quando è stata imposta, è stata accusata di essere un
parametro soggettivo e c’è chi sostiene che sia errato considerarla discriminante nella classificazione
dell’olio. Ma questo è quanto impone oggi (e da trent’anni) la legge e, dunque, accanto ad altri
elementi che permettono di valutare la reale qualità dell’olio di oliva, come le analisi di laboratorio,
anche per il nostro test consideriamo fondamentale l’assaggio.”.


1c.-Ciò non ha impedito ad ALTROCONSUMO di sostenere che:
“Per gli 11 prodotti che si trovano in fondo alla nostra classifica, i risultati di almeno due prove di
assaggio hanno confermato la presenza di difetti che non consentirebbero di classificarli come olio
extravergine, bensì come vergine.”, i prodotti anche se non indicati nominativamente sono
facilmente individuabile sia attraverso il punteggio molto basso attribuito dalla nota Associazione sia
perché posti , appunto come indicato dall’Associaizone, in fondo alla classifica.
1d.-In merito , poi, ai Test, come accade puntualmente per ogni Test pubblicato da questa
Associazione, Altroconsumo non specifica nelle sue valutazioni i nominativi degli esperti e dei
laboratori a cui ha deciso di affidarsi per incidere in maniera cosi rilevante sulla reputazione
commerciale delle Aziende.

Infatti così si legge nel citato articolo:
“Per giudicare i 30 oli ci siamo affidati a un panel di assaggiatori riconosciuto dal Ministero come
ufficiale. Dopo avere eseguito la prima prova i giudici hanno riscontrato in alcuni oli dei difetti che
ne impedivano la classificazione come extravergine. Come previsto dalla legge, se un olio non ha le
caratteristiche per essere definito extravergine dopo il primo test di assaggio, deve essere sottoposto
ad altre prove: così abbiamo fatto, facendo assaggiare gli oli bocciati a un secondo panel
internazionale riconosciuto dal Consiglio oleicolo internazionale. Gli oli che hanno fallito anche
questo test sono stati classificati come “vergini”. Quelli che hanno superato la seconda prova, invece,
sono stati ritestati una terza volta da un altro panel (sempre riconosciuto dalle autorità nazionali).


1e.-Inoltre Altroconsumo pretende di avere eseguito il principio di concreta partecipazione e integrale
contraddittorio tra le parti semplicemente inviando – solo dopo avere effettuate le analisi con ignoti
laboratori – gli esiti alle Aziende. L’Associazione precisa anche che con alcune di queste Aziende
“Spesso nascono confronti molto utili e i nostri test diventano lo spunto per migliorare un
prodotto”.
Peccato che qualcuna di queste Aziende non accetta il “confronto”. Così sostiene Altroconsumo, le
“Aziende che non accettano il confronto e cioè quei produttori che non concordano con i nostri dati e
le relative conclusioni. Alcuni dei produttori degli 11 oli risultati dalle nostre prove sensoriali
“vergini” anziché “extravergini” ci hanno inviato i risultati positivi delle prove affidate a laboratori
scelti da loro. Dalla documentazione inviata dalle aziende risulta che la qualità “extravergine” in
etichetta corrisponde agli esiti delle prove da essi effettuate. Nessuna volontà di vendere ai
consumatori un olio per un altro, quindi. Questo però non smentisce i risultati delle nostre prove, che
sono state effettuate da panel ufficiali riconosciuti dalle autorità, nazionali e internazionali.
Invero, anche alla luce di queste affermazioni, è necessario e urgente l’intervento
dell’ANTITRUST sulle condotte ora esposte oltre che per tutti i profili giuridici che si andranno
ad esporre, anche per l’ulteriore motivo dovuto alle modalità con cui si svolge il cd “confronto” ,
senza specificare che in realtà le Aziende prescelte da Altroconsumo si trovano a dovere
scegliere se accettare quanto affermato dai Test di Altroconsumo e provenienti da Soggetti
sconosciuti perché anonimi (laboratori, giudici, assaggiatori…che potrebbero persino trovarsi in
conflitto di interessi) oppure avere una pubblicità negativa non avendo accettato il consiglio di
migliorare il loro prodotto.

CONSIDERATO CHE

2) SULLA ILLEGITTIMITA’ DELLE RISULTANZE DI ALTROCONSUMO

La rivista ALTROCONSUMO è un soggetto privato che ha posto in essere i prelievi senza
contraddittorio, senza imparzialità e senza adozione di procedure prestabilite.
Le condotte dirette alla diffusione di notizie in grado di produrre sviamento di clientela, turbamento di
mercato e pubblicità ingannevole devono essere fortemente stigmatizzate e rinvenire una immediata
reazione da parte delle Autorità Istituzionali preposte alla tutela dei consumatori. Si ritiene necessario
sottoporre agli Enti destinatari il presente esposto in virtù delle seguenti violazioni:
2a)Violazione delle norme procedurali.
In merito ai test svolti su commissione di ALTROCONSUMO si evidenzia che nulla risulta
evidenziato riguardo all’osservanza delle norme procedurali e tecniche di riferimento per
rendere attendibili gli esami svolti nei prescelti laboratori, come da Regolamento CEE 2568/91,
tenendo ben presente che gli stessi sono stati commissionati da un Soggetto privato.

2b- Ai sensi dell’art. 2, par. 3, Reg. (CEE) n. 2568/91 “Fatte salve le disposizioni della norma EN ISO
5555 e del capitolo 6 della norma EN ISO 661, i campioni prelevati sono messi quanto prima al
riparo dalla luce e da fonti di calore elevato e sono inviati al laboratorio per le analisi entro il quinto
giorno lavorativo successivo a quello del prelievo; altrimenti i campioni sono conservati in modo da
evitarne il degrado o il danneggiamento durante il trasporto o lo stoccaggio in attesa di essere inviati
al laboratorio”.

Alla stregua della disposizione sovranazionale e comunque al fine di garantire l’attendibilità della
prova, dunque, risulta essenziale un’adeguata conservazione del campione e una sua tempestiva
trasmissione al laboratorio per le relative prove, occorrendo seguire rigorose norme tecniche per
garantire la genuinità del prodotto da analizzare. La normativa prevede che il tempo trascorso tra
il campione prelevato e la presentazione in laboratorio per lo svolgimento delle analisi non deve essere
superiore al termine di 5 giorni stabilito dalla norma sopra indicata.


2c-Nulla si sa circa le condizioni di conservazione dello stesso; parimenti nulla si sa circa le
condizioni di conservazione della bottiglia una volta uscita dalla disponibilità del produttore e prima
del ricevimento in laboratorio; su questo punto non si dice alcunché.
Ebbene un prodotto notoriamente soggetto a modificazione e degradazione per effetto del tempo e
delle condizioni di conservazione, in particolare a causa della esposizione in luogo non riparato dalla
luce o esposto al calore porta fortemente a dubitare che l’olio analizzato possa aver mutato le proprie
caratteristiche organolettiche. Ne consegue che è essenziale accertarsi che il campione sia stato
conservato in modo conforme e prelevato ed analizzato in contraddittorio con un rappresentante
della società interessata e in osservanza delle regole dettate dalla normativa di riferimento.


2d-Violazione della normativa sulla partecipazione del controinteressato il quale è stato escluso
sin dall’inizio cioè dalla fase di prelievo da qualsiasi informazione.


2e.-Nulla è noto riguardo ai criteri con cui una rivista privata avrebbe individuato i 30 prodotti
da sottoporre ai Test e i relativi prodotti sottoposti ad analisi.


2f.-Dall’articolo pubblicato non risulta comprovata ogni singola fase procedurale, dal prelevamento di
campioni sino alla certificazione delle analisi compiute, né emergono le modalità osservate per la
conservazione del campione, sebbene si tratti di elementi essenziali per garantirne la genuinità e,
dunque, per assicurare l’attendibilità della prova che, peraltro, riguarda una limitata quantità del
prodotto alimentare.


2g.- Il prodotto è stato qualificato , tra le altre caratteristiche e qualità, come olio extravergine di oliva
in ragione della prova organolettica, per propria natura esposta a margini, seppure limitati, di
soggettività del panel di assaggiatori, suscettibili di essere condizionati da una non corretta
conservazione del campione.


3 .- Sull’ analisi organolettica La soggettività della prova e la necessità di trasparenza nei cd
panel test.

E’ noto che tale analisi risente della soggettività del suo autore, essendo fondata su esperienze
sensoriali provocate dall’assaggio del prodotto, tuttavia la normativa di riferimento – che deve essere
migliorata – limita la discrezionalità dell’organo accertatore, prevedendo: a) metodi di valutazione
comuni (incentrati su un comune vocabolario specifico, nonché su previsioni tecniche regolanti il
bicchiere per l’assaggio, la sala di assaggio e le condizioni della prova – cfr. all. XII reg. n. 2568 del
1991 cit.), b) una qualificata formazione di comitati di assaggiatori selezionati ed esperti (art. 4 reg. n.
2568 del 1991 cit.), c) lo svolgimento di controanalisi per assicurare la convergenza dei risultati della
relativa prova organolettica (art. 2, par. 2, reg. n. 2568 del 1991 cit.) , nel rispetto stringente di tutte le
norme procedurali e tecniche sopra richiamate. Infatti è sicuramente sindacabile con riferimento alla
corretta formazione della prova sulla base di parametri predefiniti, riguardanti – sotto il profilo
soggettivo – la competenza ed esperienza del gruppo degli assaggiatori concretamente incaricati,
nonché – sotto il profilo oggettivo – la metodologia osservata (con specifico riferimento alle modalità
di svolgimento della prova).

In tal senso giova evidenziare la circolare n. 982/2004 emanata per il Nucleo Repressione Antifrodi
Linee Guida per l’Attività di Ispezione , di Accertamento, di Controllo e di prelievo dei Campioni che
prevede specificamente alcune cautele: a) l’attività di accertamento deve avvenire secondo criteri di
imparzialità; b) contempla le ipotesi di incompatibilità degli assaggiatori; c) precisa le condizioni,
senza essere esaustiva, di conflitto di interessi; d)raccomanda una condotta volta a generare la più
ampia collaborazione possibile con il soggetto interessato evitando strumentalizzazioni da parte di altri
soggetti, condotta che deve essere caratterizzata dalla riservatezza in quanto , si precisa, la violazione
può generare un ingiusto danno all’ispezionato…figuriamoci laddove non esiste nessuna violazione e
questa è solo presunta.

4- In ogni caso deve ritenersi necessaria una revisione del DM 18 giugno 2014: Criteri di
riconoscimento panel di assaggiatori

Il MIPAAF sta effettuando una revisione del DM relativo alla formazione ed al riconoscimento dei
panel di assaggiatori.

In tal senso deve essere introdotto il criterio della “formazione continua” quale ulteriore requisito
cogente per il mantenimento del riconoscimento dei panel. In sintesi , è necessario che, oltre al
cosiddetto ring test che i panel devono superare ogni anno, questi debbano svolgere anche altre attività
periodiche di assaggio di campioni standard che possano avere la funzione di “taratura” continua dei
panelisti. I costi di tali attività non dovrebbero gravare sulla Pubblica Amministrazione, ma essere a
carico dai panel stessi, al fine sia di non gravare sul CREA, sia di “scoraggiare” il mantenimento di
eventuali panel non operativi.

Nonché l’applicazione del principio della incompatibilità e dell’esclusione delle ipotesi di conflitto di
interessi laddove laboratori anche pubblici svolgono sia l’attività di analisi con criteri di gestione
imprenditoriale ( e con compenso) che nel contempo attività di pubblico ufficiale specie se si tratta di
attività svolte a favore di Aziende concorrenziali che commerciano identici prodotti, senza riguardo al
principio della riservatezza.

RITENUTO

5.-Il committente privato ALTROCONSUMO, contro tutti questi principi, ha pubblicato i Test ,
vantando una sua “autonomia” e “imparzialità” e ha rifiutato di prendere in considerazione i risultati
attestanti la qualificazione dell’olio come extra vergine di oliva da parte delle Aziende che –sono
risultati “conformi” da un soggetto accreditato, liquidando tali esiti positivi come provenienti “da
laboratori scelti da loro” evidenziato nell’articolo in grassetto.

Ma Altroconsumo , mentre evidenzia che le Aziende con i prodotti con più bassa qualità avrebbero
utilizzato “laboratori scelti da loro” non indica, invece, quelli che la stessa Associazione ha utilizzato
per giudicare come di bassa qualità gli 11 prodotti in fondo alla classifica né e i nominativi degli
assaggiatori cd ufficiali se non con un timido e generico riferimento ad un panel di assaggiatori
riconosciuti dal Ministero come ufficiale e poi sostenere di avere fatto “ assaggiare gli oli bocciati a
un secondo panel internazionale riconosciuto dal Consiglio oleicolo internazionale” sempre nel più
completo anonimato.
Ebbene , in particolare, con riferimento all’autocontrollo alimentare, ai sensi dell’art. 5, parr. 1 e 2, del
medesimo regolamento, si prevede che “1. Gli operatori del settore alimentare predispongono,
attuano e mantengono una o più procedure permanenti, basate sui principi del sistema HACCP.

ALTROCONSUMO sui medesimi lotti e consentire il riesame.

  • Di Volere accertare se sussistono gli estremi contemplati dagli artt. 501 c.p. e 513 c.p. e 185 T.U.F.
    attraverso la diffusione da parte di soggetti dotati di credibilità di notizie non attendibili, inidonee e
    poco chiare, tali per cui queste possono influenzare le scelte altrui o la cd. action based manipulation,
    valutando i provvedimenti conseguenziali da adottare.
  • Di Volere accertare l’esistenza di altri Soggetti interessati alla pratica descritta, considerato che , non
    è esclusa la possibilità del compimento di un atto di concorrenza sleale da parte di chi si trovi in una
    relazione particolare con l’imprenditore, soggetto avvantaggiato, tale da far ritenere che l’attività
    posta in essere sia stata oggettivamente svolta nell’interesse di quest’ultimo, non essendo
    indispensabile la prova che tra i due sia intercorso un “pactum sceleris”, ed essendo invece sufficiente
    il dato oggettivo consistente nell’esistenza di una relazione di interessi tra l’autore dell’atto e
    l’imprenditore avvantaggiato (” (Cass. 18772/2019; analogamente 9117/2012 13071/2003).Di volere accertare se sussistono i presupposti per ritenere violato l’articolo 13 della legge 30 aprile
    1962, n. 283 nella parte in cui pone il divieto di offrire in vendita o propagandare a mezzo della
    stampa od in qualsiasi altro modo, sostanze alimentari, adottando denominazioni o nomi impropri,
    frasi pubblicitarie, marchi o attestati di qualità o genuinità da chiunque rilasciati, nonché disegni
    illustrativi tali da sorprendere la buona fede o da indurre in errore gli acquirenti circa la natura,
    sostanza, qualità o le proprietà nutritive delle sostanze alimentari stesse, vantando, nel caso di specie
  • Di volere accertare la sussistenza dei presupposti per ritenere violate le disposizioni del d.lgs.
    206/2005 (codice del consumo) e, in particolare, dell’articolo 23, comma 1, lett. d) che individua tra le
    pratiche commerciali considerate in ogni caso ingannevoli la dichiarazione, non rispondente al vero,
    che un professionista, le sue pratiche commerciali sono stati autorizzati, accettati o approvati, da un
    organismo pubblico o privato o che sono state rispettate le condizioni dell’autorizzazione,
    dell’accettazione o dell’approvazione ricevuta.
  • Di Volere accertare se sussistono i presupposti ai fini della configurabilità dello sviamento della
    clientela (atto di concorrenza sleale) attraverso l’attiva sollecitazione alla clientela a non avvalersi più
    dei prodotti delle Aziende bocciate considerato che quanto esposto in fatto e in diritto può
    rappresentare il tentativo subdolo o denigratorio per accaparrarsi la clientela con atteggiamenti o
    condotte contrarie alla professionalità e ancor prima alla buona fede e lealtà che deve
    contraddistinguere i reciproci rapporti.

Si chiede , inoltre, laddove si ritenga sussistono i presupposti di legge, il sequestro della rivista
mensile Altroconsumo per turbativa di mercato e per ogni altro reato ravvisabile nelle condotte
segnalate, ai sensi dell’art. 321 c.p. che prevede espressamente, “quando vi è pericolo che la libera
disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso
ovvero agevolare la commissione di altri reati, a richiesta del pubblico ministero il giudice
competente a pronunciarsi nel merito ne dispone il sequestro con decreto motivato. Prima
dell’esercizio dell’azione penale provvede il giudice per le indagini preliminari”, e ogni altro idoneo
provvedimento al fine di evitare la protrazione delle conseguenze permanenti del reato prospettato e
l’eventuale perdita definitiva del bene tutelato che è il bene primario dei consumatori ad una
trasparente ed adeguata informazione e ad una corretta pubblicità oltre che alla correttezza, alla
trasparenza ed all’equità nei rapporti contrattuali.


Roma, lì 26/11/2021


Il Presidente e legale rapp.te p.t.
avv. Giuseppe Ursini