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False dichiarazioni per reddito di cittadinanza: 2 aspetti da considerare

Interviene la Corte di Cassazione sulle false dichiarazione per reddito di cittadinanza, evidenziando 2 aspetti distinti tra loro. La Corte di Cassazione con la sentenza n. 44366 del 15 settembre 2021, depositata il primo dicembre, modifica l’orientamento sul reddito di cittadinanza e restringe l’area di rilevanza penale riconducibili alle false dichiarazioni ex art. 7, D.L. 2/2019.

False dichiarazioni per reddito di cittadinanza, 2 aspetti da considerare

La Corte di Cassazione della terza sezione penale con la sentenza n. 44366 del 15 settembre 2021, si è occupata del reato di false indicazioni od omissioni nell’autodichiarazione, finalizzata all’ottenimento del reddito di cittadinanza. La Corte, ribalta, l’orientamento finora indicato da precedenti sentenze. Infatti, precisa che, ai fini della valutazione del reato, non è sanzionata ogni falsa dichiarazione sui requisiti che danno diritto all’assegno. Come finora ritenuto dalla giurisprudenza, ma solo quelle che determinano l’effettiva corresponsione del sussidio.

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Principi formativi

La giurisprudenza di legittimità ha spesso richiamato principi formativi che si rifanno all’espressione del principio generale antielusivo che si basa sulla capacità contributiva del cittadino (articolo 3 della Costituzione) la cui motivazione al principio di ragionevolezza. Per cui la punibilità del reato di condotta si rapporta oltre al profitto ingiusto, anche al dovere di lealtà del cittadino verso le istituzioni che lo tutelano ed erogando un beneficio economico per far fronte alle difficoltà.

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La pronuncia della Corte distingue 2 aspetti

Nella pronuncia della Corte si distinguono due aspetti:
1) volontà di accesso al beneficio messa in atto in assenza degli elementi formali che avrebbero consentito l’erogazione;

2) volontà indirizzata a un riconoscimento del beneficio contro il diritto

Fonti:

– Sentenza n. 44366 del 15 settembre 2021

– Il Sole 24Ore del 2 dicembre 2021 pagina 44